Stadi, ecco il piano per riaprire dopo la pandemia: dagli ingressi scaglionati alle capienze ridotte

di Redazione Blitz
Pubblicato il 1 Maggio 2020 12:04 | Ultimo aggiornamento: 1 Maggio 2020 12:04
Stadi, ecco il piano per riaprire dopo la pandemia: dagli ingressi scaglionati alle capienze ridotte

Stadi, ecco il piano per riaprire dopo la pandemia: dagli ingressi scaglionati alle capienze ridotte (nella foto ANSA lo stadio San Paolo di Napoli)

ROMA – Alcuni esperti sostengono che gli stadi potrebbero rimanere chiusi al pubblico addirittura per 18 mesi.

Se così fosse, anche la prossima stagione calcistica, 2020-2021, verrebbe disputata interamente a porte chiuse.

A tentare di spiegare come potrebbero essere gli stadi del dopo pandemia, è intervenuto Mark Fenwick, tra gli architetti più importanti al livello internazionale, che ha rilasciato un’intervista al Corriere della Sera, in cui spiega che i concetti chiave saranno controlli, distanziamento ed automatizzazione.

La capienza andrà ovviamente ridotta e andranno sperimentate le tecnologie ‘no-touch’ per evitare contatti non necessari.

Inoltre ci dovrà essere il controllo della temperatura corporea all’ingresso e scanner facciali per evitare la perquisizione delle forze dell’ordine.

Le mascherine, che sarebbero state vietate fino a qualche mese fa per consentire il riconoscimento, saranno invece obbligatorie.

Per gli acquisti all’interno dello stadio tutto si farebbe via smartphone per evitare assembramenti.

Addio alle maniglie sulle porte, che andrebbero automatizzate, mentre i tifosi verranno messi a sedere per limitarne il raggio d’azione.

Infine, “non per una questione di sicurezza ma perché sarà l’unico modo per occupare uno spazio ben definito e distante” spiega Stefano Perrone, direttore operativo del Parma e consulente della Lega di serie A per la gestione degli stadi, “in una prima fase è immaginabile un’occupazione dei posti a scacchiera, un po’ come si farà sui treni e in metro”.

La capienza, aggiunge Perrone, “potrebbe essere dimezzata, perché gli stadi italiani sono in media vecchi, quindi con spazi stretti oggi”. (fonte CORRIERE DELLA SERA)