Stadi, si cambia: contro il razzismo e la discriminazione territoriale

di redazione Blitz
Pubblicato il 9 Ottobre 2013 9:40 | Ultimo aggiornamento: 9 Ottobre 2013 15:56
Stadi si cambia contro il razzismo e la descriminazione territoriale (nella foto LaPresse lo Stadio San Siro)

Stadi si cambia contro il razzismo e la descriminazione territoriale (nella foto LaPresse lo Stadio San Siro)

ROMA – ‘La Gazzetta dello Sport’, nella sua apertura odierna, affronta il tema degli stadi dopo le ultime vicende legate al razzismo e alla discriminazione territoriale (nel caso dei milanisti contro i napoletani).

Riportiamo alcuni passaggi dell’articolo a firma di Valerio Piccioni dalle pagine della ‘rosea’. 

“Cori e squalifiche ci stanno cucendo addosso la maglia nera nella lotta contro il razzismo. E allora, che fare di fronte all’emergenza curve? La domanda attraversa società calcistiche e istituzioni, ma sulla risposta il pallone si spacca. Per questo, nella giornata di ieri, la Federcalcio ha imbastito una reazione imperniata su due concetti: no al dietrofront, sarebbe una figuraccia e una resa; sì a qualche accorgimento, fatto di gradualità e di buonsenso, un segnale di apertura almeno parziale verso i club, che arriva contestualmente a un invito a fare di più nella battaglia contro una certa «lingua» delle curve.

Apertura sì, dietrofront no Ieri Abete ha letto lo sfogo di Galliani, supportato dalla Lega, contro l’ormai famigerata norma della discriminazione «territoriale», gli odiosi cori contro i napoletani. Al Coni, il presidente della Figc si è confrontato con Malagò. Poi ha cominciato il percorso nella doppia direzione: la norma non si discute, la sua traduzione sì. «Una riflessione sulla modalità applicativa in relazione alle situazioni che intervengono è opportuna ed è un fatto naturale ma il quadro normativo è delineato e non è frutto di una decisione autonoma della Figc, ma di un sistema di contrasto recepito a livello internazionale». Cioè: è la Uefa che ha deciso. Un’apertura, calibrata però. Abete ha infatti risposto così a Galliani: la «discriminazione territoriale» non è un’invenzione, ha una sua storia, una sua giurisprudenza, e le norme calcistiche, articoli 11 e 18 delle Norme Federali, la contengono da tempo”.

Determinante l’applicazione dell’articolo 14 del Codice di Disciplina dell’Uefa. 

“Per Galliani, il fatto che siano citate soltanto quattro specie di discriminazione – pelle, razza, religione, origine etnica – toglie di mezzo la «discriminazione territoriale». Il cui confine, per esempio, con altri tipi di offese, è estremamente labile. L’insulto che ha provocato l’ennesima punizione della Lazio in campo internazionale, quello «slavo, puzzi di merda» pronunciato contro i tifosi del Legia Varsavia, fa parte della «discriminazione per origini etniche», ma è vicinissimo all’insulto «territoriale» esplicitamente citato nelle norme italiane.

In tribunale Ma la Federcalcio risponde che in realtà nel testo dell’articolo si fa riferimento a qualsiasi forma di discriminazione, «incluse» le quattro ragioni citate. E’ naturale quindi, questo è il ragionamento, che il codice sportivo italiano non abbia cancellato la categoria di «discriminazione territoriale» che rientra in quel «qualsiasi». Che in questi anni ha funzionato persino fuori dall’ordinamento sportivo. Lo scorso 29 marzo, per esempio, il tribunale di Varese ha condannato a una multa un uomo che in una lite per un parcheggio aveva apostrofato così le persone che aveva davanti: «Solo dei terroni possono parcheggiare in quel modo, siete una categoria di m…». La «fonte» è stata l’articolo 594 del Codice Penale e la legge 133/93. “

Ecco l’accorgimento: chiudere le curve ma non chiudere più gli interi stadi. 

“Curva sì, stadio no Ma a via Allegri non sfugge che una norma di questa importanza, con questo impatto, ha bisogno di essere applicata con equilibrio. Prima di tutto, evitare due pesi e due misure. Non è possibile affidare alla soggettività del singolo arbitro o assistente o collaboratore della Procura federale una decisione così importante. Ci devono essere criteri il più possibile oggettivi. Insomma, il coro incriminato dovrà essere evidente e acclarato. Si lavora anche a una correzione dell’apparato sanzionatorio, in particolare sul versante della recidività. Esaurita la vicenda del pronunciamento della Corte di Giustizia Federale sul ricorso del Milan, si procederà. L’obiettivo è quello di arrivare a un cambiamento della seconda sanzione: non più la chiusura di tutti gli spalti, ma nuove punizioni, a fronte di ogni recidiva, del settore da cui sono partiti i cori. Questa svolta parte anche dalle reazioni «da stadio». Se in queste ore si sta cementando una clamorosa protesta dei gruppi più oltranzisti delle curve, in occasione delle varie squalifiche di questo inizio di stagione sulla rete sono stati molti gli interventi di chi chiede di farla finita con un tifo fatto di insulti e di provocazioni”.