Suor Lucia Caram: “Non essere del Barcellona è peccato” FOTO

di Redazione Blitz
Pubblicato il 4 Giugno 2015 14:25 | Ultimo aggiornamento: 4 Giugno 2015 19:07

ROMA – “Non essere del Barça è peccato”: parola di Lucia, la suora blaugrana. Avevamo dimenticato il fenomeno delle suore tifose dai tempi di Suor Paola, la folcloristica ultrà della Lazio, personaggio fisso di “Quelli che… il Calcio” negli anni 90. Ma anche fuori dai nostri confini la malattia del tifo contagia i conventi. E arriva oltre oceano.

È il caso di Suor Lucia Caram, accesa tifosa del Barcellona nata a Tucumàn (Argentina) 49 anni fa. La religiosa argentina, star della tv e su Twitter, non ha dubbi: “Vinceremo noi 2-1″. E “se Dio fosse tifoso…”. Ne parla La Stampa in un articolo a firma di Federico Taddia che riportiamo di seguito per la nostra rassegna stampa online.

«Liga, Coppa e ora vamos per la tercera, la Champions: perché con Messi “Sì, se puede”». Un trepidante coro che per una volta non si alza dalla curva dello stadio, ma bensì si eleva dal silenzio e dalla pace di un convento di Manresa, nel cuore della Catalogna. Per opera di Suor Lucia Caram, tifosa di razza e donna di fede. Verso Dio e verso il Barca.

Nata a Tucumàn, in Argentina, 49 anni fa, la carmelitana ama definirsi la “Monja cojonera”, la suora “rompiballe”, per le sue frequenti e accese denunce verso il governo e i movimenti ultracattolici. Denunce che le sono costate pesanti minacce, e che l’hanno portata pochi giorni fa in Vaticano per cercare il sostegno della Santa Sede. Star della televisione per le sue frequenti apparizioni e attivissima sui social network, Suor Lucia deve però la sua popolarità non solo alla sua carismatica personalità e alla quotidiana lotta alle ingiustizie, ma anche all’altra sua esplosiva vocazione: il Barcellona.

«Come ogni argentino ho il calcio nel DNA: quando a 21 ho scoperto questa squadra me ne sono innamorata poco a poco. La mia è una passione, è un sentimento, è una forma per acclamare e per stare insieme: quello che fa il Barcellona non è solo calcio, ma è arte. Poi l’essere suora non cozza con l’essere tifosa: in fondo io sono una persona». E così a colpi di tweet anima i suoi 186 mila follower commentando le partite e inneggiando i propri beniamini, posta fotografie con sciarpe e capellini e gioca sul filo dell’ironia come quando ha dichiarato che «Non essere del Barça è peccato» facendo infuriare i fedeli di tutte le altre squadra. Arrivando ad ammettere di far pregare le proprie consorelle durante le sfide più delicate. Professando in ogni occasione ammirazione profonda e stima eterna per Messi. «L’ho perfino incontrato un paio di volte” – spiega – Parla molto poco, però la cosa importante è che giochi bene e che faccia gol. È una brava persona Leo, ci ha regalato momenti indimenticabili con la sua genialità: con la palla è così perfettamente umano, che arriva quasi a sembrare divino».

Ed è proprio Messi uno dei testimonial scelti dalla vulcanica suora nel progetto «Tutti contro la povertà infantile», che vede coinvolte le giovanili del Barca in un’azione di sostengo verso le fasce più povere e disagiate della Spagna. E la notte di Berlino Suor Lucia la vivrà proprio insieme a 300 volontari davanti ad un maxi schermo allestito per festeggiare insieme la Giornata della solidarietà. «Conosco i giocatori della Juve: Morata, Tevez, Pereyra… No, non ho paura: noi abbiamo uno squadrone capeggiato da un immenso Luis Enrique e sono certa che finirà 2 a 1 per noi. A Messi voglio augurare che si diverta e che ci faccia divertire. Ai tifosi bianconeri non posso che dire forza e coraggio: sarà una gran partita, ma la coppa arriverà a Barcellona». E nell’attesa del fischio d’inizio, non si risparmia un’ultima goliardica provocazione. «Credo che se Dio fosse un tifoso sicuramente sarebbe del Barça, perché è il team più spettacolare – dice con il suo furbo sorriso –. Ma voglio tranquillizzare i tifosi delle altre squadre: Dio è amore e sicuramente saprebbe come consolare gli sconfitti». Parola di “Monja cojonera”.