Tennis, Andy Murray batte Novak Djokovic e trionfa a Wimbledon

di Redazione Blitz
Pubblicato il 7 Luglio 2013 21:07 | Ultimo aggiornamento: 7 Luglio 2013 21:07
Andy Murray con la coppa in mano (LaPresse)

Andy Murray con la coppa in mano (LaPresse)

LONDRA  – La lunga attesa è finita, il sortilegio spezzato: 77 anni dopo Fred Perry, un altro britannico conquista i Championships: è Andy Murray che in finale ha battuto in tre set Novak Djokovic. Un epilogo ben più incerto e combattuto di quanto non suggerisca il punteggio (6-4 7-5 6-4), lungo tre ore e dieci, che restituisce agli inventori del tennis sull’erba quell’orgoglio calpestato da decenni di attese frustrate e sconfitte cocenti.

Per assistere alla rivincita del tennista Murray, battuto 12 mesi fa in finale da Roger Federer, si è scomodato il gotha della politica nazionale, dal Premier David Cameron al capo dell’opposizione Ed Miliband. Ma c’è pure il primo ministro della Scozia, Alex Salmond: ad un anno dal referendum per l’indipendenza quale migliore occasione della 127esima finale di Wimbledon? All’ottava partecipazione,dunque, Murray riannoda i fili col passato glorioso del tennis britannico.

Un’attesa estenuante che ha caricato Murray – al secondo successo Slam dopo gli Us Open 2012 – di una pressione (quasi) insostenibile. Materializzatasi nell’ultimo game del match, durato 13 minuti. Murray serve per il servizio e si porta 40-0. Tre match-point sulla racchetta. Annullati con brutale irriducibilità da Djokovic che a sua volta però non sa sfruttare tre palle-break per allungare il match. Al quarto tentativo esplode la gioia dei 15mila spettatori del Centre Court, mai così schierati rumorosamente dietro un finalista. ”E’ stato un game crudele, sicuramente restera’ il piu’ difficile della mia carriera – il commento di Murray -. La mia testa era ovunque, non ho avuto paura di perdere ma sembrava che non potessi piu’ vincere”.

Dopo la vittoria di New York, Murray aveva dichiarato che sarebbe rimasta per sempre la più importante della sua carriera. Ha cambiato idea: ”Vincere Wimbledon significa aver raggiunto il punto più alto nel tennis. Anche perché per me è sempre stato molto difficile preparare questo torneo. E’ impossibile sfuggire alla pressione. Spero che l’anno prossimo sia un po’ diverso, ma anche che questa vittoria non mi cambi”. Una dedica d’obbligo al suo coach, Ivan Lendl, qui due volte finalista ma mai vincitore. ”Conosco il suo rammarico per non aver mai vinto questo torneo. E’ sempre stato onesto con me, mi ha aiutato ad imparare dalle sconfitte. Sono contento di avergli regalato questa gioia”. Una gioia negata a Djokovic, lontano dal suo miglior tennis. Ma il serbo, che resterà comunque al vertice del ranking mondiale, non si nasconde dietro la stanchezza per le quasi cinque ore nella semifinale di venerdì 5 luglio contro Juan Martin Del Potro. ”Ho avuto tante occasioni ma non le ho sfruttate – l’analisi del numero uno al mondo -. Andy era dappertutto in campo, ma io avrei dovuto giocare meglio i punti chiave. Evidentemente non era il mio giorno, non ho avuto la pazienza per attaccare nei momenti giusti, e in finali cosi’ equilibrate non te lo puoi permettere”.