Tessera del tifoso: la flagranza differita è in vigore (per decreto) dal 2003

Pubblicato il 26 Agosto 2010 18:19 | Ultimo aggiornamento: 26 Agosto 2010 19:10

La norma della flagranza differita contro la violenza negli stadi, il cui termine sarà prolungato con il provvedimento che il Viminale sta mettendo a punto, è stata prevista per la prima volta da un decreto dell’allora ministro dell’Interno, Giuseppe Pisanu, nell’aprile 2003.

Il decreto ha sancito che per i reati commessi in ambito di manifestazioni sportive, quando non sia possibile procedere immediatamente all’arresto per ragioni di sicurezza, si considera comunque in stato di flagranza colui il quale, sulla base di documentazione video fotografica o di altri elementi dai quali emerga con evidenza il fatto, ne risulta autore, sempre che l’arresto sia compiuto non oltre il tempo necessario alla sua identificazione e, comunque, entro le 36 ore dal fatto. La misura fu approvata con un termine di due anni, più volte rinnovata, spesso tra protesta in nome di una presunta lesione del garantismo.

Un’escamotage, disse il sottosegretario all’Interno Alfredo Mantovano, altrimenti non sarebbe mai passata in Parlamento, per colpa di parlamentari troppo sensibili alla ”lobby delle curve”, la magistratura troppo garantista e le società di calcio. Si era parlato per la prima volta di flagranza differita con un decreto licenziato dal consiglio dei ministri nell’agosto del 2001.

Le modifiche nel corso dell’iter di conversione in Parlamento cancellarono la norma e le violenze negli stadi continuarono. Per questo nel 2003 Pisanu la ripropose affermando che ogni domenica allo stadio si paga un contributo insensato di poliziotti e civili feriti. ”Il mondo del calcio – disse – appare ingovernabile e la barbarie non fronteggiabile”. Nel giugno 2005 la norma venne prorogata. Così anche nel 2007 quando, con Giuliano Amato al Viminale, il termine della flagranza differita passò da 36 a 48 ore.