Ultras italiani sul web: “Ivan un eroe, Maroni dimissioni”

Pubblicato il 13 Ottobre 2010 21:39 | Ultimo aggiornamento: 13 Ottobre 2010 21:40

Ivan Bogdanov

Per molti ultrà italiani, Ivan “il terribile” Bogdanov, capo dei tifosi serbi che hanno impedito lo svolgimento della partita di Genova,  è l’uomo che è riuscito a rivelare le falle del sistema dell’ordine pubblico italiano. Il mondo della tifoseria organizzata italiana, dal nord al sud, colpito duramente dall’introduzione della ‘tessera del tifoso’ voluta fortemente dal Ministro Maroni, ha osservato con attenzione le scene di Marassi e, attraverso la rete, ha espresso il proprio punto di vista.

“Perché noi sotto il diluvio non possiamo avere l’ombrello e i serbi sono entrati con le tronchesine? Perché a noi ci controllano pure nelle mutande e quelli erano pieni di fumogeni e bomboni? A noi in trasferta ci fermano, ci scortano con i pullman e ce li controllano. Possibile che si fidassero ciecamente dei bravi tifosi serbi?” le domande che alcuni ultra’ si pongono sul forum del sito ‘asromaultras.org’.

“In un paese medio chi ha gestito la partita dovrebbe dimettersi – le considerazioni di molti tifosi -. Siamo stanchi dei soprusi che noi romani dobbiamo soffrire rispetto a chi allo stadio tutt’oggi porta tamburi e fumogeni”.

Il malcontento per il modo in cui sono stati gestiti gli incidenti di Genova trova poi ampio spazio: “A forza di vietare le trasferte, si sono dimenticati come si fa ordine pubblico. In Italia sono buoni solo a proibire le partite di C1, a levare gli striscioni, a inserire le tessere del tifoso”.

In molti chiedono “le dimissioni di Maroni per l’incompetenza dimostrata in merito alla carente e sottovalutata organizzazione per garantire la sicurezza e l’incolumita’ di tutti i presenti”. Sulla stessa lunghezza d’onda un altro commento che chiede a Uefa e Fifa di sanzionare pesantemente non solo la Serbia, ma anche l’Italia “per il ridicolo servizio d’ordine che si ritrova. Un tifoso serbo è diventato protagonista della serata per aver fatto quello che voleva (tagliato le reti, tirato fumogeni, sfottuto le forze dell’ordine) sulla vetrata, senza che nessuno lo fermasse. Il nostro paese deve imparare che l’ordine pubblico va gestito quando ce n’è bisogno, invece di vietare trasferte e giocare a porte chiuse perché potrebbe succedere qualcosa. E poi, quando succede veramente qualcosa, ecco i risultati…”.

La rabbia delle tifoserie organizzate italiane riempie poi anche la community di ‘vivereultras.net’: “Se Ivan avesse fatto quelle cose in una normale partita di campionato l’avrebbero preso a manganellate”, e ancora, “possibile mai che sia entrato con delle tronchesi e con mezza dozzina di bengala? E a noi non fanno portare dentro le chiavi di casa o i tappi delle bottigliette d’acqua’. La prossima volta prima di vendere biglietti ai serbi obbligateli a sottoscrivere la tessera del tifoso. Onore a chi ha violentato il sistema del calcio italiano”.

Insomma, per tutta quella fetta di tifosi che si sono schierati contro le norme restrittive volute quest’anno dal Ministero dell’Interno, Ivan Bogdanov è l’uomo della provvidenza, quello che ha fatto saltare il sistema. Per lui è già stata creata una pagina ‘facebook’ cui hanno aderito oltre 1400 persone, lasciando post come “onore a Ivan, ogni gruppo ultrà in Italia dovrebbe avere uno come te” e “sei un grande, da solo hai messo in discussione le leggi dello stato italiano e quelle di Maroni.onore al Re di Marassi”.

A rappresentare il punto di vista dei club è invece il presidente della Lega di Seria A, Maurizio Beretta, che ha voluto sottolineare come “purtroppo per noi la serata di ieri non afferma un concetto nuovo: contro la follia degli ultrà serve repressione sulla responsabilità personale, le società di calcio non c’entrano”.

“La verità è che parlare in questi casi di ultrà di una squadra o di un’altra non ha senso – le parole del numero uno di via Rosellini -. Contro questo modo di fare occorre perseguire gli atteggiamenti individuali, prendere questi signori e metterli in galera con condanne esemplari. Per la prevenzione è necessaria l’immediata approvazione del decreto legge sulla violenza e della legge sugli stadi”.