Ultras serbi, la paura dei bambini allo stadio: “Papà perché non li arrestano?”

Pubblicato il 13 Ottobre 2010 19:39 | Ultimo aggiornamento: 13 Ottobre 2010 19:44

Perché non arrestano quello con la faccia coperta che tira i fumogeni?”: lo chiedeva ai genitori ieri sera Giovanni F., 11 anni, praticante di calcio da giardinetti e appassionato di figurine dei calciatori mentre osservava turbato il tifoso serbo Ivan Bogdanov abbarbicato sulle cancellate dello stadio.

La sua domanda è  la stessa che si sono posti ieri tanti adulti dopo la sospensione definitiva della partita Italia-Serbia al Ferraris. Il giorno dopo, resta più  delusione che paura tra gli oltre mille baby calciatori e tanti giovanissimi tifosi che ieri sera erano allo stadio Ferraris per una iniziativa della Federcalcio Liguria.

”Doveva essere una festa – dice il presidente dell’associazione, settore giovanile e scuola, Massimo Blondett – Avevamo distribuito mille biglietti a fronte di 2.400 richieste, facendo i salti mortali per accontentare tutte le società sportive. Le squadre giovanili hanno mobilitato 100 delegati e 15 volontari la Federcalcio, 14 ragazzini sono anche entrati in campo con i calciatori delle due nazionali. Tutto con l’idea di assistere a una bella partita”.

Qualcuno allo stadio se l’è vista proprio brutta. Erano quelli della tribuna superiore, proprio a fianco degli esagitati serbi: ”Al lancio dei primi fumogeni mio figlio è impallidito, diceva che voleva andare via – racconta Marco T. allo stadio insieme al figlio Marcello, 12 anni -. Poi quando i serbi hanno iniziato a demolire la barriera di plexiglass trasparente che ci separava, si sentivano i colpi delle mazzate come fossero cannonate. A quel punto abbiamo temuto che venissero dalla nostra parte e scoppiasse una rissa e ci siamo ammassati verso l’uscita. Ci sono stati alcuni minuti di sospensione nei quali nessuno sapeva che fare. Mio figlio, bianco come un cencio, mi ha detto: allo stadio non vengo mai più, preferisco giocare a calcio che vederlo. La paura era anche di uscire e trovare fuori disordini ancora peggiori”.

Un altro ragazzo era nei distinti: ”Eravamo più in alto e perciò l’impatto è stato diverso – commmenta Riccardo, 14 anni della squadra giovanile Internazionale di San Desiderio – comunque è stato un pessimo spettacolo che non ha niente a che vedere con lo sport”. Già durante gli sconti, molti hanno mandato sms a familiari ed amici.

”La nostra associazione ha ricevuto decine di sms dallo stadio – dice Marco Barnieri, presidente di Genoa Club for Children, un’associazione che accompagna ogni domenica allo stadio centinaia di ragazzi genoani -: esprimevano tanta rabbia ma soprattutto incredulità. La partita della nazionale dovrebbe essere un evento per le famiglie, al di là del colore della squadra locale e con quello spirito erano andati allo stadio”.

Il tam tam è corso anche grazie alle dirette televisive e la paura si è propagata: ”Siamo stati sommersi dalle telefonate dei familiari a casa che vedendo le immagini in tv pensavano che tutto lo stadio fosse ridotto in quelle condizioni – racconta un giornalista genovese, Luigi Pastore, che ieri accompagnava cinquanta bambini della squadra di calcio del quartiere di San Fruttuoso – Per fortuna eravamo nei distinti, dalla parte opposta ai serbi”.Anna B., 9 anni, oggi ha chiesto a sua mamma: ”Ma com’e’ finita la partita? Non doveva vincere l’Italia tre a zero?”. Per ora anche al suo quesito non c’e’ una risposta.