Ventura a Che tempo che fa: “Mi ero dimesso dopo la partita con la Macedonia…”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 28 maggio 2018 14:12 | Ultimo aggiornamento: 28 maggio 2018 14:12
Ventura a Che tempo che fa: "Mi ero dimesso dopo la partita con la Macedonia..." (foto Ansa)

Ventura a Che tempo che fa: “Mi ero dimesso dopo la partita con la Macedonia…” (foto Ansa)

ROMA – Gianpiero Ventura, ospite di Che tempo che fa, racconta cosa è successo dopo la sconfitta con la Svezia  [App di Blitzquotidiano, gratis, clicca qui,- Ladyblitz clicca qui –Cronaca Oggi, App on Google Play]: “Sono stato un capro espiatorio, il simbolo di tutto quello che non andava nel calcio italiano”. “Non vedere la Nazionale in una competizione del genere non era nemmeno immaginabile – dice il 70enne tecnico -. La sofferenza degli italiani verrà mitigata dal tempo, la mia invece me la porterò sempre nel cuore”.

“Sapevamo bene cosa ci aspettava quando abbiamo cominciato le qualificazioni mondiali – racconta -: una sola squadra qualificata, e noi eravamo nel girone della Spagna. Siamo arrivati allo scontro diretto con numeri importanti, sapendo che dovevamo batterli per andare al Mondiale o passare per gli spareggi. Abbiamo perso perché la Spagna era più forte di noi, anche se abbiamo provato a vincerla. C’era tanto entusiasmo attorno a noi prima di quella partita, ma un minuto dopo il fischio finale tutti hanno chiesto le mie dimissioni, nonostante quella fosse la prima sconfitta in un anno pieno di entusiasmo. C’è stata nei miei confronti una devastante delegittimazione esterna che ha influito su quello che è successo”.

Ventura parla anche di delegittimazione interna nei suoi confronti: “Quando ho accettato di fare il c.t., Marcello Lippi doveva essere direttore tecnico a mia tutela e supporto. Abbiamo detto sì insieme, ma il giorno dopo lui non c’era più per un cavillo regolamentare (l’incompatibilità col ruolo di procuratore del figlio Davide, ndr) e io mi sono ritrovato da solo in un ruolo che non conoscevo. Ho svolto il doppio incarico per un anno, e quando finalmente il presidente Tavecchio doveva ufficializzare la mia nomina anche a direttore tecnico ha cambiato idea, facendo un altro nome e delegittimandomi”.

Ventura confessa di aver pensato di andarsene dopo quella scelta. “Ma la mia voglia di Nazionale mi ha convinto a restare: eravamo imbattuti in quel momento e sono rimasto. Lo considero uno dei miei tanti errori, commessi nei miei 16 mesi da c.t. Dopo la Spagna ho sbagliato anche scelte tecniche, anche se in quel contesto di delegittimazione le scelte erano conseguenza del clima. Ho sbagliato a non dimettermi dopo la partita con Israele: dopo 10’ lo stadio fischiava e se i tifosi fischiano in una partita di qualificazione al Mondiale è evidente che qualcosa non va. Mi sono dimesso la partita dopo, contro la Macedonia. Ho detto ai dirigenti che non era possibile continuare, che era più giusto prendere qualcuno che portasse serenità ad una squadra con tanti giovani appena arrivati in Nazionale. Ma le dimissioni non sono state accettate. Avevo già detto al mio staff che dopo la Svezia, anche in caso di qualificazione, non sarei mai andato al Mondiale per il bene della Nazionale. Avevo anche già organizzato la conferenza stampa…”

Ventura non si tira indietro quando si parla di Svezia: “E’ una sconfitta che secondo me ha tanti colpevoli, non uno solo. Invece ci ho messo la faccia solo io in sala stampa e sono diventato il capro espiatorio di un sistema che non funzionava. Sono dispiaciuto, perché ci ho creduto e per la Nazionale ho rinunciato a tanto, arrivandoci con l’entusiasmo di chi ha sempre tifato per l’Italia. Fino alla Spagna attorno a noi c’era un entusiasmo incredibile: è bastato perdere una partita ed è cambiato tutto”.

“Mi sono messo nei panni degli italiani e credo stiano soffrendo molto, perché non vedere l’Italia ai Mondiali è difficile anche solo da immaginare – continua Ventura -. La sofferenza degli italiani col tempo passerà, la mia invece non se ne andrà mai. E’ una sofferenza atroce che non dimenticherò mai. A Mancini faccio un in bocca al lupo di cuore, gli auguro di essere in condizione di poter lavorare, di avere a che fare con persone che dicono quello che pensano. Io continuerò sempre a tifare Nazionale. Ho voglia di rimettermi in gioco adesso, perché voglio dare risposte sul campo a quello che è successo”.

La replica di Carlo Tavecchio.

“Non posso sentire uno che dice in tv che ha dato le dimissioni, non mi risulta – ha spiegato su Radio Sportiva -. Ho sentito Oriali, Ulivieri, Uva, a me nessuno ha mai dato le dimissioni, anzi mi veniva detto che avremmo fatto un grande Mondiale. ‘In Russia stupiremo’, mi ripetevano, lo chieda a chi vuole. Io non faccio commenti su quel che dicono gli altri io dico solo quello che è successo e che a me è costato”.

Tavecchio parla anche del Mondiale senza Italia: “Ventura soffre per la mancata qualificazione? Io soffrirò, ma c’è un problema: io mi sono dimesso, l’unico, il resto conta poco. Ho preso in carico tutte le tragedie di quel momento e le ho fatte mie anche se non ho mai fatto un tiro o calciato un rigore, anche se la Federazione aveva fatto cose importanti mi sono dimesso”. L’ex presidente federale, sul mancato esonero di Ventura dopo la sconfitta in Spagna, non ha niente da rimproverarsi: “Quale presidente che ha un contratto con un allenatore, che vince 7 partite con 2 pari e solo una sconfitta – anche se andare a fare il 4-2-4 è una cosa particolare – può esonerare un tecnico? Io uso soldi di terzi, se cacci un tecnico lo devi pagare e io non usavo soldi miei, ho fatto l’interesse della Federazione. Credevo che la situazione fosse superabile, dopo la gara in Svezia in cui abbiamo perso solo 1-0 e per un autogol ero convinto ci saremmo qualificati. Io non ho avuto sentore di dissidi di spogliatoio, quando sono sceso dai giocatori ho visto ragazzi disperati”.