Ventura, tutta la verità sul fallimento azzurro: “Un errore non dimettermi. Balotelli? Lo avrei portato ai Mondiali”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 19 giugno 2018 12:22 | Ultimo aggiornamento: 19 giugno 2018 12:23
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Ventura, tutta la verità sul fallimento azzurro: “Un errore non dimettermi”

ROMA – L’Italia dopo sessant’anni non partecipa ai Mondiali. Una realtà ormai nota dal 13 novembre del 2017 quando la Nazionale azzurra venne eliminata dalla Svezia nello spareggio. [App di Blitzquotidiano, gratis, clicca qui,- Ladyblitz clicca qui –Cronaca Oggi, App on Google Play] Una amarezza che Gian Piero Ventura, ex commissario tecnico della Nazionale, spiega così in una lunga intervista alla Gazzetta dello Sport.

“Non ho trovato un senso, ma ho una spiegazione: ho fatto calcio per 35 anni, sul campo, ma non mi sono mai occupato della politica sportiva, non ho mai fatto parte di un Sistema. Ho sempre pensato che l’essere conta più dell’apparire. Che produrre conta più che promettere. Il progetto che avevo messo sul tavolo stava andando bene. Avevo ereditato l’Italia più anziana degli ultimi 50 anni e la stavo svecchiando con l’inserimento massiccio di giovani: ho fatto esordire 14 giocatori nuovi. Se ci fossimo qualificati questi giovani sarebbero stati inseriti nella lista per il Mondiale dove continuo a credere che l’Italia avrebbe fatto bene. Russia 2018 doveva essere il trampolino di lancio per essere poi tra i favoriti all’Europeo 2020. Tutto aveva un senso e ha funzionato fino alla gara con la Spagna. Dopo quella gara è partita invece una demolizione senza precedenti, un delitto premeditato mai visto…”.

“Dopo la sconfitta con la Spagna è iniziata una delegittimazione continua: sono diventato l’unico colpevole di tutti i mali. La Figc spettatrice, la squadra salvata: tutta colpa di Ventura. Ventura ha preso il palo, Ventura ha sbagliato il gol, Ventura ha fatto uscire l’Italia dal Mondiale, Ventura ha fatto commissariare la Figc… Fino alla Spagna io ho fatto l’allenatore della Nazionale, dopo ho fatto il pungiball”, prosegue Ventura. “Allenatore sì, io non sono mai stato Ct. Perché quella è una figura istituzionale, che implica il rispetto e il sostegno di chi gira intorno a lui. E io non l’ho mai sentito davvero fino in fondo. Già prima della Spagna mandai una mail ai vertici della Federazione dicendo che mi sentivo solo, non più al centro di un progetto, senza sostegno”, le parole dell’ex Ct azzurro.

Ventura racconta le sue verità: “Perché sono rimasto? Me lo chiedo anche io…Per passione, per affetto, per presunzione, non lo so bene neanche io. So solo che in quel momento sentivo forte dentro di me l’attaccamento all’azzurro e a tutto quello che per me aveva sempre rappresentato. Sentivo che nonostante tutto ce l’avremmo fatta. Di certo questa è una mia grandissima colpa. Dovevo dimettermi quando dopo essere stato scelto da Lippi, che doveva essere il d.t., mi ritrovai senza più Marcello accanto. Dovevo dimettermi dopo che era stato annunciato che sarei stato io il d.t. di tutte le Nazionali e invece quella carica fu affidata ad altri per motivi ‘elettorali’. Nel calcio, come in una azienda, se vieni delegittimato, non conti più, sei un bersaglio, puoi solo sbagliare. Un minuto dopo la prima sconfitta – prosegue Ventura – tutti già chiedevano le mie dimissioni. per la terza volta ho sbagliato a non dimettermi. Andando incontro a uno stillicidio quotidiano. Non c’è stata una sola persona, né dentro né fuori le istituzioni sportive che abbia preso le mie difese”.

“Lo spareggio con la Svezia? Sembrava non si aspettasse altro che una caduta. C’era un clima da resa dei conti, sono finito dentro un ingranaggio più grande di me. Bastava arrivare uniti a quel doppio confronto, qualificarci e poi salutarci. Cosa che avevo già preannunciato di fare. Al Mondiale non sarei andato comunque. Invece venne scritto che avevo abbandonato il ritiro e tante altre sciocchezze per minare l’ambiente, senza che nessuno facesse muro. Come se convenisse il caos. Infatti dopo l’eliminazione è partito il tutti contro tutti che ha portato al Commissariamento, che molti attendevano”, dichiara Ventura. Che poi svela la sua verità sul discorso dei senatori alla squadra prima della gara con l’Albania: “Buffon, Chiellini e Barzagli vennero da me a chiedermi se potevano parlare ai compagni più giovani per spiegare loro il peso della maglia azzurra. Ho detto sì, pensando fosse utile un confronto tra di loro, senza di me. Ma è passato per un ammutinamento. La traduzione è stata: Ventura è stato sfiduciato, comandano i senatori. Cosa più falsa non poteva esserci”.

L’eliminazione contro la Svezia: “Con quelle premesse anche battere una nazionale alla nostra portata è diventato una montagna. Il palo, la sfortuna, neanche mezzo tiro in porta subito, gli infortuni, le polemiche. Ha concorso tutto per l’esclusione. Ma la colpa è stata solo di Ventura, il capro espiatorio di un movimento in crisi di identità. Bersaglio ideale. Io le mie responsabilità me le prendo tutte. Sono l’allenatore della Nazionale che non è andata ai Mondiali. Ma la colpa più grande che ho è stata quella di non voler abbandonare la nave, avrei dovuto farlo in almeno tre o quattro occasioni”, le parole dell’ex Ct azzurro. Ventura che si sofferma poi su alcuni episodi: “Insigne in panchina contro la Svezia? Con me Insigne aveva giocato sempre. Ho fatto delle valutazioni in base all’atteggiamento tattico della Svezia che non metteva in condizioni Insigne di esprimere al meglio le sue caratteristiche. Ma stia pur certo che se avesse giocato Insigne, il problema sarebbe diventato El Shaarawy o un altro. De Rossi che dice ‘Non devo scaldarmi io ma Insigne’? Daniele non ce l’aveva con me, ma con il preparatore atletico. E’ abitudine mandare i giocatori della panchina a scaldarsi prima di qualche cambio, ma Daniele non sarebbe entrato, non avevo dato alcuna disposizione in proposito. Però è servito anche questo per scaricarmi addosso di tutto”.

Capitolo Balotelli: “Mario avrebbe fatto parte dell’Italia che avevo in testa per i Mondiali. Ero andato a Nizza a parlarci per recuperarlo, non si era lasciato bene col gruppo azzurro. A Nizza aveva iniziato bene la stagione, andava reinserito al momento giusto, stavo creando quelle premesse. Sarebbe stato convocato per le amichevoli contro Argentina e Inghilterra. Balotelli dice che non l’ho più cercato? Non è vero. Dopo l’incontro con lui dissi ad Oriali più e più volte di chiamarlo e ‘tenerlo caldo’, che lo seguivamo, che sarebbe stato convocato per un rientro da protagonista. Lavoravamo per Balotelli”.

Battuta finale sul suo futuro: “Sono carico come una molla e non vedo l’ora di riavere per le mani una squadra per fare calcio. Il calcio che ho sempre fatto, senza interessi e politica intorno”, ha concluso Ventura.

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