Wembley, 29 anni dopo Mancini, Vialli, Lombardo cercano il riscatto dove finì la Sampdoria di Boskov

di Alberto Francavilla
Pubblicato il 10 Luglio 2021 8:00 | Ultimo aggiornamento: 10 Luglio 2021 9:40
Wembley, 29 anni dopo Mancini, Vialli, Lombardo cercano il riscatto dove finì la Sampdoria di Boskov

Wembley, 29 anni dopo Mancini, Vialli, Lombardo cercano il riscatto dove finì la Sampdoria di Boskov (Foto d’archivio Ansa)

Wembley, 11 luglio 2021, finale degli Europei di calcio: lì, nello stadio in cui 29 anni fa si giocò la finale di Coppa dei Campioni. In cui 29 anni fa la Sampdoria di Boskov giocò la finale di Coppa Campioni. La Sampdoria di Mancini e Vialli, ma anche di Lombardo. Cioè il ct della Nazionale e due dei suoi più stretti collaboratori. 

Si giocheranno il titolo di campioni d’Europa laddove persero il titolo di campioni d’Europa (per club). Non poteva essere in uno stadio diverso la finale per tre degli alfieri di quella irripetibile Samp.

Wembley: 29 anni fa la Sampdoria di Vialli e Mancini perse col Barcellona

Il 20 maggio 1992 a Wembley la Sampdoria di Vialli e Mancini si gioca la finale di Coppa dei Campioni col Barcellona. I catalani sono ovviamente favoriti, ma quella Samp ci ha abituati a tutto. L’impresa non sembra poi così impossibile.

Tra i blucerchiati giocano giocatori ormai di livello internazionale. Gente come Pagliuca, Vierchowod, Toninho Cerezo. E poi ci sono loro, i gemelli del gol. Vialli e Mancini, Mancini e Vialli. Impensabile, per anni, immaginarli divisi. Raramente una coppia d’attacco si è completata bene come loro.

E quella sera la Samp gioca bene, persino meglio del Barcellona. Ma non segna. Proprio Vialli ha diverse buone occasioni ma le spreca. La partita arriva ai supplementari e si trascina stancamente verso i rigori. Ma, a pochi minuti dalla fine, un bolide su punizione di Koeman regala la coppa al Barca. E spegne i sogni di un club che, inutile ricordarlo, non arriverà mai più nemmeno a giocare in Coppa Campioni.

Il gol di Koeman è la fine della Sampdoria di Boskov

Quel gol di Koeman è la fine di un sogno, è la fine della Sampdoria di Boskov. L’allenatore che era riuscito a portare lo Scudetto in casa blucerchiata lascia. Va alla Roma. Ha capito che il suo ciclo a Genova è finito. La Coppa sarebbe stata la ciliegina sulla torta, ma tant’è.

Ma non è finita qua. In estate se ne va Vialli. Cede al corteggiamento della Juve. Lascia orfano il suo gemello del gol. Mancini invece resterà ancora per tanti anni alla Samp, prima di chiudere la carriera alla Lazio. Ma la Samp piano piano si sgonfia, non lotterà mai più per lo Scudetto, tantomeno giocherà una finale europea.

Mancini, Vialli e Lombardo possono riscattarsi a Wembley

Mancini, Vialli e Lombardo c’erano quel 20 maggio 1992. Giocarono, lottarono, sfiorarono l’impresa. Ma persero. Wembley è stato la tomba del loro sogno. Vialli vincerà la Champions con la Juve qualche anno dopo, ma non può essere lo stesso.

Vederlo abbracciare Mancini dopo i gol dell’Italia, dopo che il gemello l’ha chiamato in Nazionale, è una delle immagini più belle dell’Europeo. Lo staff della Nazionale è prima di tutto un gruppo di amici. Un gruppo che ha il logo della Samp tatuato addosso. Oltre a loro tre, c’è Nuciari, che era la riserva di Pagliuca nella finale del 92. E poi c’è Evani, che dopo il Milan scelse Genova per chiudere la carriera. E c’è Salsano, che nella banda Boskov ha giocato per tanti anni, anche se nel 92 era alla Roma.

Domenica per tutti loro c’è l’ultimo appello chiamato Wembley. La fine di un nuovo sogno o l’esultanza covata per 29 anni.