Yaya Tourè: “Giocatori neri possono boicottare i Mondiali 2018 in Russia”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 25 Ottobre 2013 18:36 | Ultimo aggiornamento: 25 Ottobre 2013 18:37
Yaya Tourè

Yaya Tourè (LaPresse)

LONDRA (REGNO UNITO) – Yaya Tourè non ci sta e dopo i cori razzisti ricevuti nel match di Champions League contro il Cska a Mosca sbotta: “I giocatori neri potrebbero boicottare i Mondiali del 2018 in Russia. Se non ci sentiremo a nostro agio nel partecipare a quella competizione, se non saremo tranquilli nel giocare in quel paese, allora non andremo”.

Parole durissime del centrocampista ivoriano che dunque afferma come i giocatori africani e anche tutti quelli di altri paesi ma con la pelle nera, potrebbero boicottare il Mondiale. Frasi che di sicuro non faranno piacere a Blatter che però è da sempre in prima linea contro il razzismo e che dunque non potrebbe non condividere.

Fatto sta che l’Uefa ha aperto un’inchiesta sui fatti accaduti lo scorso 23 ottobre e le prime risposte arriveranno già il prossimo 30 ottobre quando “il caso sarà trattato dalla commissione disciplinare”. Toure , che parla russo dopo aver trascorso due anni a giocare in Ucraina nel Metalurg Donetsk ha detto che gli insulti sentiti a Mosca sono stati i peggiori di qualsiasi altro epiteto mai sentito in Ucraina: “Ho avuto modo di sperimentare un po’ di razzismo in Ucraina, ma si trattava di poche persone e non di gruppi organizzati come è successo mercoledì a Mosca”.

La soluzione più probabile al momento resta la chiusura della Khimki Arena o di una parte di essa ma nel frattempo, soprattutto in Inghilterra, è scoppiato il caso Toure. Singolare però il fatto che il Cska abbia diffuso un comunicato in cui afferma di non aver affatto udito cori razzisti durante il match di Champions League (“Abbiamo studiato attentamente vari video della partita e non abbiamo riscontrato alcun coro razzista da parte dei nostri tifosi”) e ancora più eccezionali, da questo punto di vista, le dichiarazioni rilasciate dal compagno di Nazionale dell’ultimo pallone d’oro africano, Seydou Doumbia: “Sì, è vero, c’è sempre tanto rumore da parte dei tifosi che cercano di sostenere la squadra e mettere più pressione possibile agli avversari, ma non si sarebbero mai permessi di intonare cori razzisti. Quindi credo che Yaya stia chiaramente esagerando”.

Fatto sta che Piara Powar, direttore esecutivo del famoso FARE (l’istituto citato negli scorsi giorni da Lotito in merito alla decisione iniziale di chiudere l’Olimpico per il match contro l’Apollon Limassol), ha totalmente supportato Tourè nella sua battaglia: “Ha ragione a dire che i giocatori africani e di colore potrebbero boicottare il mondiale 2018. Senza di loro non ci sarà nessuna competizione”. Il dibattito è dunque aperto. Toure ha aperto un fronte. Ora bisognerà vedere come reagirà l’Uefa su questo tema specifico e soprattutto cosa risponderà la Fifa alla “proposta” estrema del centrocampista del City.

Inoltre, a completare il quadro, c’è la richiesta da parte del presidente della Uefa, Michel Platini sull’apertura di un’inchiesta interna per capire perché non è stato attuato il protocollo a tre fasi previsto in caso di episodi razzisti. Yaya Tourè, centrocampista dei Citizens, ha raccontato infatti di essere stato vittima di cori razzisti e di aver fatto più volte presente all’arbitro rumeno Hategan quanto stava avvenendo, senza però che il direttore di gara prendesse alcun provvedimento. Il protocollo consente all’arbitro di interrompere l’incontro e chiedere agli annunciatori di invitare il pubblico a cessare tali comportamenti, avvertendo che la partita sarà sospesa ed eventualmente annullata qualora dovessero proseguire. L’Uefa pubblicherà i risultati dell’indagine dopo l’esame da parte dell’Organo di Controllo e Disciplina il 30 ottobre.