Confindustria chiede al governo un miliardo: “Per l’innovazione e la ricerca”

Pubblicato il 2 settembre 2012 13:31 | Ultimo aggiornamento: 2 settembre 2012 13:32
Giorgio Squinzi

Il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi (Foto Lapresse)

ROMA – Confindustria chiede al governo un miliardo per le imprese, per sostenere gli investimenti nell’innovazione e nella ricerca grazie al credito d’imposta.

La richiesta ufficiale, anticipata da Repubblica, verrà fatta all’incontro di mercoledì 5 settembre a Palazzo Chigi. Tra le prime misure chieste dall’associazione degli industriali c’è lo sgravio fiscale per chi investe nello sviluppo.

Secondo Confindustria solo così si può ridurre il divario italiano nella competitività e aumentare l’occupazione.

Secondo Confindustria è possibile recuperare dai 600 milioni al miliardo di euro non solo con le misure di revisione della spesa ma anche attuando parte delle proposte dell’economista Francesco Giavazzi, consulente del governo, per il riordino degli incentivi alle imprese.

Un pacchetto di richiesta Confindustria e le altre associazioni di imprenditori lo avevano già preparato all’inizio di agosto.

Tra le misure da prendere c’era la semplificazione delle procedure burocratiche, la riduzione dei costi energetici, il via alla costruzione di nuove infrastrutture, la ricerca e un’accelerazione nel pagamento dei debiti della pubblica amministrazione.

Adesso però, assicura Repubblica, in cima alle priorità di Confindustria c’è il credito di imposta a vantaggio delle imprese che investono nella ricerca.

Gli imprenditori chiedono anche una nuova politica industriale. Una posizione condivisa dai sindacati. Il segretario generale della Cgil Elena Lattuada ha detto sabato: “Non è più possibile gestire questa crisi solo ai singoli tavoli, è necessaria un’iniziativa del governo, che scegliendo anche alcuni settori e comparti strategici, impegni risorse e politiche per rilanciare l’industria nel nostro paese”.

E il governo sa che lo attende un autunno caldo. Al ministero dello Sviluppo economico sono aperti 150 tavoli di negoziato con 180mila lavoratori coinvolti e almeno 30mila posti a rischio.

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