Il Gatto Sacconi e la Volpe Calderoli: “Pochi, terroni e pure laureati”

di Alessandro Camilli
Pubblicato il 1 Settembre 2011 14:35 | Ultimo aggiornamento: 1 Settembre 2011 14:35

ROMA – “Lui è il gatto, io la volpe, siamo in società… Di noi ti puoi fidar…”, la canzone di Edoardo Bennato sembra perfetta come colonna sonora della scena. E la scena è sempre quella, inesauribile di trovate, che ha per quinte le mura della villa di Arcore, non a caso il gran consiglio sulla manovra si è tenuto nella “Sala del Pianoforte”.

Nel bel mezzo del vertice fiume  che sta partorendo la nuova e risolutiva manovra, salvo smontarla il giorno dopo,  squilla il telefono del ministro Tremonti. All’altro capo del filo Maurizio Sacconi, il “Gatto”. Un euforico Sacconi ministro del welfare, con in testa un’idea geniale per far spuntare dal nulla un miliardo e mezzo che non c’era. Un miliardo e mezzo da tirar fuori dalle pensioni. Dalle pensioni? Ma non c’era il drastico veto della Lega a toccar le pensioni? Sacconi il “Gatto” annuncia che ha convinto anche Roberto Calderoli, la “Volpe”. Si strerilizzano, si annullano gli anni della leva e della laurea: non fanno più mucchio per la pensione di anzianità. Al perplesso Tremonti Sacconi fa sapere che al massimo si faranno innervosire sessantamila persone. Roba da poco, poco prezzo in termini di consenso perduto e un miliardo e mezzo incassato: un affare. E come ha fatto il Gatto ad andare a braccetto con la Volpe? Sacconi ha spiegato a Calderoli che i sessantamila sono quasi tutti meridionali e pure laureati. La Volpe Calderoli annusa e pesa: terroni e, oltretutto, come si sa, tra i laureati la Lega già di voti ne prende pochini. Quindi la Volpe ci sta, anzi sottoscrive e il Gatto si materializza nella riunione con una bella, comoda e grassa preda in bocca. Basteranno poche ore per scoprire che Gatto-Sacconi, più che con una preda tra le fauci è stato scoperto con un più imbarazzante “sorcio in bocca”.

Sacconi non ha consultato l’Inps, non sa che non sono sessantamila i colpiti ma seicentomila, dieci volte di più. E non sa che non sono solo “terroni” del pubblico impiego ma anche medici e tecnici con laurea triennale, “specie” umana che risiede anche al Nord. Proponeva di rendere non più conteggiabili a fini pensionistici gli anni dell’università e del militare, compresi quelli già salatamente riscattati. Una norma che avrebbe riguardato poche migliaia di casi, così giurava il Gatto mentre faceva le fusa a se stesso. Poche ore e l’Inps rivela che il conto è clamorosamente errato, di dieci volte almeno inferiore rispetto al numero reale. E si scopre che Cisl e Uil non ci stanno, Angeletti convoca sciopero, Bonanni fa il diavolo a quattro. Eppure sacconi aveva detto: fidatevi di me, ci stanno. Fin qui il gatto. La Volpe Calderoli  aveva fiutato un’abile mossa nordista: una botta ai meridionali e oltretutto laureati. Se non proprio la “scorreggia umana”, categoria coniata da Calderoli per i Montezemolo, di certo meridionali e laureati erano sembrati alla Volpe almeno diversamente maleodoranti. Non “toccato” nessun potenziale elettore leghista, perfetto. Gatto Sacconi propone, Volpe Calderoli dispone. Gli altri abboccano e poi cascano dal pero: nemmeno un giorno dopo il governo boccia se stesso.

Infatti i conti, alla fine, si fanno.  Cisl e Uil di traverso, norma che presenta anche seri dubbi d’incostituzionalità. Il gatto e la volpe c’hanno messo lo zampino, sono incautamente “andati al lardo” e lo zampino ce l’hanno rimesso. Anche se fino a un certo punto. Restano a guidare l’Italia da ministri. Ed è bene, anche se doloroso, ricordare che i due “padrini” della norma più breve della storia sono due ministri che “contano”. Sacconi, ministro del welfare, ciò l’uomo che ha in mano, tra l’altro, i contratti di milioni di persone, l’uomo che dovrebbe tutelare lo stato sociale, cioè noi, l’uomo che propone di mettere mano alle pensioni senza nemmeno fare una telefonata per capire quante persone sarebbero state toccate dal provvedimento. L’altro, Calderoli, oltre ad essere ministro per la semplificazione, è l’autore della legge porcellum, che Michele Serra definisce “quasi un vezzeggiativo in quanto legge Calderoli è certamente più spregiativo”, quella legge elettorale che, se pur nessuno sinora ha modificato, è universalmente riconosciuta come pessima e antidemocratica, e che vige nel nostro paese. Un duo di sicura riuscita, ora Sacconi sta pensando al rilancio della crescita economica e Calderoli sta impastando un nuovo condono fiscale per gli evasori, chiamandolo però altrimenti se no l’Europa se ne accorge. Il Gatto e La Volpe: “Di noi, ti puoi, fidar…”.