Il Colosseo di nuovo teatro: in scena la Medea di Seneca, 13-14-15 luglio

di Redazione Blitz
Pubblicato il 13 luglio 2015 16:36 | Ultimo aggiornamento: 13 luglio 2015 16:36
Il Colosseo di nuovo teatro: in scena la Medea di Seneca, 13-14-15 luglio

La Medea di Seneca al Colosseo: 13-14-15 luglio (Ansa)

ROMA – Per la prima volta dopo il Giubileo il Colosseo ospiterà uno spettacolo teatrale: è la Medea di Seneca, diretta da Paolo Magelli e prodotta dall’Istituto del Dramma Antico (INDA). L’opera andrà in scena il 13, 14 e 15 luglio alle 20,30 e seguirà uno speciale di Rai5 il 25 luglio. Sono 1.350 i biglietti in vendita per le tre serate, tra posti a sedere intorno all’arena (esauriti) e in piedi al secondo ordine (ancora disponibili, 40 euro). Spiega Francesco Prosperetti, soprintendente ai Beni Archeologici di Roma:

“Il Colosseo nasce nell’età dei Flavi come un grandioso luogo di spettacolo. Farlo diventare una arena in cui allestire particolari spettacoli che, attraverso media come la televisione, raggiungono anche luoghi lontanissimi, è un modo contemporaneo per cogliere il suo spirito originario”.

Numerosissimi poeti, mitografi e drammaturghi hanno narrato la vicenda di Medea, maga e sacerdotessa nipote del Sole. Il riferimento più antico è nella Teogonia di Esiodo, ma è Euripide (V sec a.C.) a rivoluzionare la tradizione introducendo il tema dell’infanticidio. La tragedia è stata introdotta nel teatro romano da Ovidio, la cui opera è andata perduta, ma ha certamente influito sulla versione successiva di Seneca, grande innovatore rispetto al modello greco: Euripide evidenzia le ragioni del personaggio e il suo conflitto interiore, Seneca lo condanna con ferocia perché schiavo delle passioni (imperdonabile per uno stoico come Seneca). Cambia anche il personaggio di Giasone: in Euripide  è convinto delle sue azioni, in Seneca l’eroe appare angosciato e incerto, molto più umano.

A interpretare Giasone sarà Filippo Dini, Daniele Griggio avrà la parte di Creonte, Francesca Benedetti quella della nutrice, Diego Florio sarà il messaggero. Nel ruolo di Medea ci sarà Valentina Banci, intervistata da LiveUniCT sul suo rapporto col mondo classico.

Euripide, Seneca, Christa Wolf e molti altri autori hanno riscritto la storia di Medea. A quali letture si è accostata?
”Sicuramente alle “Medee” di estrazione mitteleuropea, ovvero del ‘900, iniziando da quella di Heiner Müller che è anche nel nostro testo. Paolo Magelli ha fatto un’ interpretazione drammaturgica del testo di Seneca, tradotto da Picone, e rielaborandolo ha inserito alcuni elementi di Müller. Quindi sicuramente la sua Medea, ma anche quella di Christa Wolf. Questa sicuramente in un modo intimo e personale. Non direi che l’ho letta, l’ho proprio bevuta. Me la sono messa sotto pelle, perché il suo è il punto di vista di una donna oltraggiata e innocente. La nostra non è innocente, perché si copre del delitto dei figli ma, come ci siamo sempre detti con Magelli, è una donna che preserva la propria innocenza perché muore e decide di far morire i figli per salvarli da un mondo che lei disconosce e assoggettato alle logiche del potere maschile. Sicuramente tutte le “Medee” del ‘900 sono state di fondamentale ispirazione, anche perché Seneca è un autore molto amato dagli autori di quel periodo e in qualche modo è il precursore di una forma del teatro moderno legato all’ espressionismo, infatti è stato poi studiato e approfondito anche alla luce della psicanalisi del primo ‘900. Si sente, con le aggiunge drammaturgiche di Müller, che è un materiale che si amalgama bene con la modernità.”