Alfonso Signorini a Belve: “Le cene di Arcore? Burine fino all’inverosimile”

di redazione Blitz
Pubblicato il 14 dicembre 2018 16:24 | Ultimo aggiornamento: 14 dicembre 2018 16:24
Alfonso Signorini a Belve: "Le cene di Arcore? Burine fino all'inverosimile"

Alfonso Signorini a Belve: “Le cene di Arcore? Burine fino all’inverosimile”

ROMA – Le cene di Arcore? “Burine fino all’inverosimile“. Parola di Alfonso Signorini che, intervistato da Francesca Fagnani a Belve, in onda sul Nove, svela tutto quello che non ha mai osato dire sul bunga bunga e le famose cene eleganti a casa di Silvio Berlusconi.

Signorini è la prima “belva” al maschile intervistata dalla Fagnani nella nuova edizione del programma che ogni venerdì converserà faccia a faccia, senza filtri, con due ospiti a puntata.

Per il direttore di Chi le domande scomode cominciano quando spunta il nome di Silvio Berlusconi. Per lui Signorini ha parole di riconoscimento e racconta che il Cavaliere gli fu estremamente vicino quando morì la madre. “Io per Berlusconi mi getterei dal balcone – spiega Signorini –  Il giorno che è morta mamma ha vegliato tutta la notte accanto a me tenendomi la mano. Per lui mi getterei da un palazzo”. 

A questo punto la Fagnani cala sul tavolo la domanda sulle cene di Arcore. “Cosa pensa, che il direttore di Chi non sia mai stato invitato da Berlusconi a un bunga bunga? Non ci sono mai andato e non solo, ma gli ho anche detto che certa gente sarebbe stato meglio non farla entrare neppure in casa. Però non ti ascolta”. 

La giornalista lo incalza: “Ma quanto erano burine queste cene eleganti?“. “Da uno a dieci, mille! – confessa Signorini – Burine non per la cornice, che era veramente elegante, perché Arcore è una bella cornice, ma per chi ci stava dentro: burine fino all’inverosimile. Perché – aggiunge – quando tu metti a tavola la mela marcia, fa marcire anche il salmone e il caviale con il suo olezzo”.

“Come mai Berlusconi non ha avuto accanto una persona che gli volesse talmente bene da dirgli: ‘Papà, amico mio, basta”, domanda allora Fagnani. “Perché lui non ascolta, non ascolta. Io personalmente gliel’ho detto”.