Amanda Knox: nella fiction Usa il colpevole è la giustizia italiana

Pubblicato il 23 Febbraio 2011 18:54 | Ultimo aggiornamento: 23 Febbraio 2011 18:55

Hayden Panettiere nei panni di Amanda Knox

ROMA – Il colpevole è la giustizia italiana, che è “poco credibile”. Questa è la tesi sul delitto di Perugia che il film “Murder on Trial in Italy” ha portato nelle case di milioni di americani sugli schermi di Lifetime con 60 minuti di fiction basata sulla ricostruzione di quanto avvenuto dopo l’assassinio della giovane inglese Meredith Kercher, il primo novembre 2007.

La descrizione di carenze ed errori della magistratura è il filo conduttore della produzione. L’interrogatorio durante il quale Amanda Knox cambia versione sulla notte del delitto si svolge in una stanza piena di poliziotti che per lunghe ore la martellano di domande, urlandole nelle orecchie. Il fatto che lei sia sola, senza un avvocato al fianco, è per ogni spettatore americano una lampante violazione dei diritti di difesa che non ha bisogno di commenti. A questo si aggiungono le domande di una delle assistenti del pm Giuliano Mignini, che chiede ad Amanda di “immaginare ciò che è avvenuto” con una formulazione a dir poco strana visto che un investigatore dovrebbe cercare anzitutto i fatti.

Il ruolo di Mignini cambia con il susseguirsi delle scene: all’inizio si mostra attento ai dettagli, addirittura protettivo nei confronti di Amanda ma poi si convince progressivamente della sua colpevolezza fino a farne una battaglia personale, incurante di ogni indizio in senso contrario, portandolo ad incarnare presunzione ed arroganza quando respinge con sdegno le critiche dei media che svelano come lui stesso sia indagato per la gestione di un altro caso.

Come riporta Maurizio Molinari per La Stampa, il regista Robert Dornhelm individua il momento di svolta del comportamento di Mignini nella superficialità con cui accetta i risultati dell’esame del dna portati da un’assistente senza troppa esperienza, lei stessa incerta al punto da far notare al pm che le tracce di sangue di Raffaele Sollecito – compagno di Amanda Knox – trovate sul luogo del delitto sono “inferiori al 5 per cento”, ovvero al di sotto del livello che la giustizia americana accetta come prova.

Nella seconda parte del film la denuncia diventa poi ancor più palese. Avviene quando la scena si svolge nello studio medico del carcere, dove il dottore mente ad Amanda dicendole che ha l’Aids al fine di farle scrivere su un foglio tutti i nomi dei parter avuti, per poi far trapelare la lista al fine di avvalorare l’immagine di una ragazza dai costumi troppo facili. Quando il dottore riconvoca Amanda, rassicurandola sul fatto che “le analisi sono negative” l’inganno subito diventa palese e la rabbia della giovane esplode contro un sistema giudiziario che percepisce come ostile.