Blue Whale, il servizio delle Iene sulla “sfida” al suicidio

di redazione Blitz
Pubblicato il 15 Maggio 2017 10:59 | Ultimo aggiornamento: 15 Maggio 2017 12:13
Blue Whale, il servizio delle Iene sulla "sfida" al suicidio

Blue Whale, il servizio delle Iene sulla “sfida” al suicidio

MOSCA – Si chiama Blue Whale ed è un gioco, se così si può definire, che ha come obiettivo la morte dei suoi partecipanti. Morte volontaria: la sfida, infatti, consiste nel sottoporsi a vicenda a prove al limite della sopportazione, fino alla prova finale, quella, appunto, in cui ci si deve suicidare.

Il Blue Whale (letteralmente, balena blu) è nato in Russia. Il nome trae ispirazione alle balene azzurre che, quando sentono che è arrivato il momento di morire, si lasciano arenare sulla spiaggia. Le prove della sfida vengono stabilite dagli altri partecipanti attraverso i social network.

I ragazzi che vi partecipano si sottopongono così a 50 diverse sfide, per lo più atti di autolesionismo, con il divieto di parlarne con i genitori. La prova finale è il suicidio, ovviamente ripreso da qualcuno.

Al fenomeno si sono interessate Le Iene nella puntata andata in onda il 14 maggio. Matteo Viviani è andato in Russia, dove i casi di suicidi tra adolescenti che avevano partecipato al Blue Whale sono moltissimi: solo nell’ultimo anno sono 157 i ragazzini morti suicidi.

Viviani ha intervistato alcuni genitori di ragazzini suicidi, che hanno raccontato di aver scoperto con totale sorpresa il folle gioco a cui stavano giocando i propri figli solo quando hanno ricevuto una chiamata in cui la polizia diceva loro che i loro figli erano morti, suicidi, dopo essersi gettati da un palazzo.

Le indagini hanno portato all‘arresto di un giovane di 22 anni, studente di psicologia, che è considerato l’ideatore del “gioco”, che ha fatto vittime in tutto il mondo: in Brasile, Messico, Francia e Regno Unito.

In Italia  si teme che possa essere legato a questa folle sfida il caso di un ragazzino che si è lanciato dal ventiseiesimo piano di un grattacielo a Livorno. Viviani ha intervistato un compagno di classe del quindicenne che ha raccontato come questi apparentemente non desse segni di volersi suicidare, ma avesse strane abitudini, come andare a correre di notte o guardare film dell’orrore per rispettare i dettami di un gioco online.