“Canone Rai illegittimo”: è una bufala. La sentenza della Corte Ue non esiste

di Redazione Blitz
Pubblicato il 7 gennaio 2014 4:00 | Ultimo aggiornamento: 22 gennaio 2014 19:08
"Canone Rai illegittimo": parola di Corte Ue, in arrivo pioggia di disdette...

“Canone Rai illegittimo”: parola di Corte Ue, in arrivo pioggia di disdette…

ROMA – “Il canone Rai è illegittimo”. A dirlo sarebbe una sentenza della Corte Europea che sarebbe stata depositata il 30 dicembre 2013. Quella sentenza non è stata mai depositata, come la stessa Corte ha precisato, e la notizia è una bufala.

Il risultato è che i 113,50 euro della tassa più evasa e odiata dai cittadini dovranno essere pagati, a meno di una formale richiesta di disdetta dell’abbonamento.

La bufala ha scatenato una pioggia di disdette per la tassa sul possesso della Tv, con conseguente disagi per la Rai.

Mirco Galbusera su Investire oggi aveva scritto:

“In altre parole, la Corte asserisce che l’intervento della polizia tributaria ai danni del cittadino viola il diritto a ricevere notizie e informazioni di carattere pubblico. Di conseguenza lo Stato italiano, obbligando i cittadini a pagare un canone di abbonamento, il cui mancato pagamento ha come conseguenza l’oscuramento degli apparecchi di informazione, viola la libertà di informazione di ogni libero cittadino. Una batosta che cade alla vigilia della riscossione dell’abbonamento annuale RAI in scadenza il 31 gennaio e che potrebbe mettere a dura prova il bilancio di previsione del carrozzone pubblico italiano, già al centro di numerose polemiche sulla gestione delle spese e del denaro dei cittadini, come anche osservato recentemente dalla Corte dei Conti”.

“Per tre quarti di secolo, da quanto è entrato in vigore il regio decreto n. 246 del 1938 che istituiva l’imposta sulla detenzione di apparecchi atti o adattabili alla ricezione dei programmi televisivi, sono stati versati dai cittadini fiumi di denaro, non propriamente dovuti, nelle casse dello Stato. Ciò sarebbe potuto essere corretto (il condizionale è d’obbligo a questo punto) qualora le trasmissioni fossero state pubbliche e non private. Ma oggi, nell’era delle trasmissioni digitali, delle parabole, di internet, ecc. questa “tassa” è diventata più che discutibile. Ciò potrebbe costituire un deterrente per intraprendere una causa collettiva (class action) contro lo Stato per aver “abusato” di uno strumento legislativo antiquato atto a escutere somme di denaro in maniera impropria e ingiusta. Alla luce della recente sentenza della Corte europea, inoltre, da questo momento chiunque potrebbe sentirsi legittimato a non versare più i 113,50 euro dovuti alla RAI per il 2014”.

“Tuttavia lo stato italiano adesso dovrà adeguarsi alle disposizioni impartite dai giudici europei nel rispetto dei diritti fondamentali dei cittadini che appartengono all’Unione. Quindi, il canone RAI, così com’è stato concepito dalla legge italiana anteguerra, non è abolito, come potrebbe sembrare, ma solo messo in discussione da un organo giuridico sovranazionale. Certo è che se prima il canone era duramente contestato dai contribuenti ora lo sarà ancora di più ed è presumibile che per il 2014 la RAI incasserà meno soldi del previsto alla luce di questa sentenza”.

Non che il canone Rai sia una tassa solo italiana. In Europa i contribuenti pagano il canone, ma non sul possesso di una televisione, bensì sull’utilizzo delle frequenze pubbliche. Un modo di indorare la pillola negli altri Paesi Ue, una tassa ritenuta assurda e che è divenuta la più odiata in Italia, ma che può essere evitata con una raccomandata di disdetta dell’abbonamento:

“Basta chiedere il “suggellamento” della TV seguendo le istruzioni fornite dalla stessa RAI (http://www.abbonamenti.rai.it/Ordinari/IlCanoneOrdinari.aspx#DisdAbb). Tranquilli! Non verrà nessuno a spegnervi per sempre l’apparecchio! Ogni anno quasi 12.000 persone scrivono alla RAI per chiedere il “suggellamento” dell’apparecchio TV e la cessazione del relativo canone. Con questa richiesta chiederete alle autorità preposte di sigillare il vostro televisore, maturando il diritto a non pagare più il canone della televisione pubblica, che – ricordiamo – è una imposta collegata al possesso e all’uso dell’apparecchio”.