Canone Rai. Sala d’attesa con la tv? Partita Iva deve pagare

di Redazione Blitz
Pubblicato il 1 Luglio 2014 15:15 | Ultimo aggiornamento: 1 Luglio 2014 15:15
Canone Rai. Sala d'attesa con la tv? Partita Iva deve pagare

Canone Rai. Sala d’attesa con la tv? Partita Iva deve pagare

ROMA – Canone Rai, partite Iva devono pagare se nei loro uffici hanno una sala d’attesa con la tv. E devono pagare il canone speciale, quello da 407 euro. E’ la legge che lo prevede ed è una legge cui la Rai, in cerca di contanti più che di popolarità, si aggrappa.

C’entra, è fin troppo evidente, il taglio di 150 milioni deciso dal Governo Renzi nel nome del “tutti dobbiamo fare sacrifici, anche la Rai”. E la tv pubblica evidentemente interpreta il sacrificio nel cercare di trovare altrove risorse che il governo ha tagliato. E quindi bussa dove a norma di legge c’è più evasione.

Sul sito de La Stampa Paolo Festuccia prova a far luce su chi debba effettivamente pagare e chi no. Perché di chiaro, in verità c’è poco. I fatti raccontano di lettere partite dalla sede Rai che chiedono il Canone alle Partite Iva. Ma una precisazione è d’obbligo: Rai non può pretendere si limita a “informare” che occorre pagare se si rientra in determinate condizioni. Basta, e avanza, a far infuriare chi le lettere riceve.

Spiega Festuccia:

Certo, non tutto è pubblico esercizio (e non tutti fanno pubblico esercizio, ed infatti esiste una classificazione di chi deve o non deve pagare), e per questa ragione, forse, «il pasticcio comunicativo» – per dirla come il sottosegretario Leginini – «poteva essere evitato». Ma di fatto, la norma c’è e la Rai non può far altro che attuarla e bussare a denari.


Che c’entra, però, l’esercito delle partite Iva con migliaia di bar, locali all’aperto, ristoranti o hotel? In realtà c’entrano perché anche molti liberi professionisti che esercitano attività pubblica possono intrattenere nelle loro sale d’attesa, nei loro centri o studi privati, i loro clienti con la Tv e i programmi Rai. Tant’è che la legge, chiarisce una nota dell’azienda, stabilisce che «devono pagare il canone speciale coloro che detengono uno o più apparecchi atti o adattabili alla ricezione delle trasmissioni radio televisive in esercizi pubblici, in locali aperti al pubblico o comunque fuori dell’ambito familiare, o che li impiegano a scopo di lucro diretto o indiretto».

Insomma, se una partita Iva ha un suo studio con sala d’attesa e tv deve pagare. Non deve nulla, invece, chi ha un pc che usa per lavorare. A meno che quel pc non sia utilizzato come tv. Ancora Festuccia:

Va da sé che nulla è dovuto per le centinaia di migliaia di possessori di Pc, tablet personali, a patto che non siano dotati di una WilTv collegata ad una antenna digitale o satellitare per la diffusione (non personale) del servizio. Per loro, insomma, niente tassa al di là della loro attività. Ma la polemica, naturalmente, non si placa. E cresce ogni volta che c’è di mezzo il canone e la Rai, nonostante la tv pubblica italiana sia quella con l’imposta più bassa d’Europa e l’evasione pesi per circa mezzo miliardo nelle casse di viale Mazzini. Gridano allo scandalo Cna e Confartigianato ma anche mezzo emiciclo parlamentare: tutti contro l’«odiosa tassa».