Carlo Conti e la proposta di Berlusconi: “Un contratto da un miliardo” per portarlo a Mediaset

di redazione Blitz
Pubblicato il 14 gennaio 2018 15:10 | Ultimo aggiornamento: 14 gennaio 2018 15:10
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Carlo Conti e la proposta di Berlusconi: “Un contratto da un miliardo” per portarlo a Mediaset

ROMA – Un contratto da un miliardo del vecchio conio. E’ la proposta indecente che Silvio Berlusconi fece a Carlo Conti per soffiarlo alla Rai e portarlo a Mediaset. Ma il conduttore la rifiutò. E’ lo stesso Conti a rivelarlo in una lunga intervista ad Aldo Cazzullo sul Corriere della Sera.

“Me lo chiesero molti anni fa – ha raccontato Carlo Conti – aggiungevano uno zero al mio contratto, 100 milioni di lire diventavano un miliardo. Ma non avevo capito quel che andavo a fare. Meglio crescere poco per volta”.

E così il conduttore toscano è diventato uno dei volti storici della Rai. Anche quest’anno ha rifiutato una ghiotta proposta: il Festival di Sanremo: “Devo resettare la testa – ha spiegato – Ho ascoltato tremila canzoni in tre anni. Scegliere è durissima. Io di solito poso la testa sul cuscino e dormo. Ho passato in bianco solo tre notti, quelle prima di annunciare i concorrenti. Mi svegliavo di continuo, cantando una canzone che avevo scartato, e mi dicevo: se la canto non posso escluderla!”.

Si è pentito del rifiuto a Mediaset, lo incalza Cazzullo? “Non sono tra i più pagati. Però faccio guadagnare. Il mio unico referente è il pubblico”. Di Silvio Berlusconi, “grandissimo imprenditore”, ricorda: “L’ho incontrato una sola volta, da Vespa: lui usciva e io entravo. Mi chiese perché non ero mai andato a Mediaset. Da lì nacque la voce falsa del mio trasferimento”.

Nella lunga intervista Carlo Conti parla ampiamente anche del suo privato. Della perdita del padre, quando era appena 18enne. La prima volta che si è davvero reso conto di non avere mai avuto un padre è arrivata nel 1983, a 22 anni:

“Stavo giocando a tennis con il mio migliore amico: Leonardo Pieraccioni. Arrivò il suo babbo, si mise dietro di lui e cominciò a incoraggiarlo: batti meglio, forza il dritto. Venni a rete a raccogliere una pallina, mi voltai indietro, e compresi che io una figura così non l’avevo”.

“Vorrei che il mio primo ricordo fosse il mio babbo, ma proprio non me lo ricordo”.

Mamma Conti lo ha cresciuto da sola: “Non aveva una lira: aveva speso tutto in cure sperimentali, inutili. Avrebbe potuto gettarsi dalla finestra con me in braccio”, invece trovò la forza di continuare e Carlo, nonostante tutto, ha vissuto un’infanzia felice.