Lanza: “La strana coppia Mazzi-Presta governa il Festival, la prima offesa è per Napolitano”

Pubblicato il 5 Novembre 2010 18:29 | Ultimo aggiornamento: 5 Novembre 2010 18:31

Al Festival di Sanremo la coppia Mazzi-Presta è quella che “governa”, almeno nella descrizione che fa Cesare Lanza sul suo blog. “Il Festival di Sanremo – fatto inaudito nella storia della Rai – è totalmente in pugno a due celebri personaggi: Gianmarco Mazzi, direttore artistico per la parte musicale, e – senza ruolo ufficiale – Lucio Presta, uno dei più importanti agenti nel mondo dello spettacolo”, scrive.

Poi Lanza passa al capitolo ricordi e scatta una fotografia dei due personaggi: “Gianmarco è un simpatico zuzzurellone, logorroico, capace di gestire un’attenzione disciplinata verso il potere della politica(…)è forte e temuto, sul piano del lavoro, a Sanremo, e per l’indotto pre e post Sanremo, è temuto, molto discusso e avversato. Sul piano musicale un grande esperto mi ha detto, ridendo, che forse non saprebbe distinguere tra il mio labrador e un pianoforte – ma non mi azzardo ad entrare nel merito, considerandomi anch’io un appassionato – passione senza interessi, la mia – di musica, e non un intenditore”.

“Lucio Presta è un ex ragazzo che si è fatto da sè. E’ intelligente, astuto, abile, coraggioso – con una capacità di sintesi che arriva fino al cinismo(…)Sulla sua capacità, non ci sono dubbi: lui ha vinto i tre Festival (due con Bonolis, uno con la Clerici) di cui si è occupato; Mazzi ha vinto “solo” quei tre…”.

Ma se per Lanza il problema non sono i personaggi in sé, ma i poteri assoluti e unici di cui godono, il problema si sposta su un altro piano che non è di certo quello artistico: “Non è accettabile, semplicemente, che il più grande e popolare programma della Rai sia organizzato con questi criteri. La prima conseguenza è questa offesa incredibile al Capo dello Stato, che aveva fatto sapere di gradire una qualche celebrazione del Centocinquantenario, a Sanremo. A questo modo? Con queste idee sgangherate? Si ride per non piangere. Napolitano desidera, giustamente, consolidare il valore dell’unità. Grazie al direttore “artistico”, siamo ancora un po’ più disuniti. E altra gaffe, altre offese, altri incidenti, altri problemi ci saranno, se la Rai, autorevolmente, non riprenderà in pugno i suoi diritti e i suoi doveri”.

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