Checco Zalone: “Senza c**o non vai da nessuna parte, ma il successo l’ho meritato”

di redazione Blitz
Pubblicato il 9 Gennaio 2020 19:47 | Ultimo aggiornamento: 9 Gennaio 2020 19:54
checco zalone ansa

Checco Zalone sul set di Tolo Tolo (Ansa)

ROMA – Checco Zalone, grazie al suo “Tolo Tolo” ora al cinema, è stato consacrato campione d’incassi. C’è stato però un tempo in cui non aveva il successo che ha ora. L’attore regista lo racconta in un’intervista a Vanity Fair: “Il picco dell’umiliazione fu quando mi chiesero di suonare un pianoforte vestito da Babbo Natale. Comunque lo picchiassi o per quanto lo scuotessi con delicatezza, quel piano scassato non restituiva mai una nota tenue. Io sul palco, senza renne, vestito di rosso e di bianco per 50 euro d’ingaggio e sotto di me il pubblico inferocito che mi chiedeva di fare meno rumore, di non disturbare la festa”.

Zalone racconta che per un periodo fece il rappresentante farmaceutico. Quando il prodotto che pubblicizzava smise di vendere, si ritrovò con la macchina piena di casse. In quell’epoca era depresso: poi si riprese e tentò il concorso in Polizia che però non andò a buon fine.

Anche dopo essere approdato a Zelig, per Zalone non tutto è stato in discesa. Viaggiava ripetutamente tra Bari e Milano, dormiva a casa di un amico e non aveva in tasca molti soldi: “Il primo migrante ero io. Un migrante disperato come tutti i migranti. Ho capito di avere un potenziale quando ho inseguito i miei sogni. C’è stata un’epoca abbastanza buia in cui mi sembrava che non esistesse niente di più importante che avere un’indipendenza economica. Volevo qualche euro in tasca, una macchina tutta mia, un orizzonte sereno. Volevo il posto fisso”.

Zalone ha però continuato a credere alle sue capacità e alla fine ha vinto: “Le ho provate tutte. E non mi sono arreso. Sono stato fortunato, anzi fortunatissimo perché senza una buonissima dose di c**o non vai da nessuna parte, ma quando ho avuto un’occasione ho dimostrato di sapermela meritare. Mi mandavano in onda, funzionavo, facevo ridere”.

Fonte: Vanity Fair, Huffington Post