Cinzia Fiorato, giornalista del Tg1: “Fabrizio Frizzi messo da parte dalla Rai perché non era raccomandato, e oggi lo celebrano”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 30 marzo 2018 9:12 | Ultimo aggiornamento: 30 marzo 2018 12:38
cinzia fiorato rai

Cinzia Fiorato e Fabrizio Frizzi in una foto di qualche anno fa

ROMA – La giornalista del Tg1 Cinzia Fiorato ha attaccato duramente i vertici della Rai dopo la scomparsa di Fabrizio Frizzi.

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“Ieri ne parlavo in redazione, pensavo di essere l’unica a ricordare il lungo periodo buio della sua carriera, quando la Rai che oggi lo celebra, gli inferse la ferita di metterlo da parte per molto tempo. Lo so che è sempre stato una persona per bene, che ha sempre cercato di rimboccarsi le maniche senza troppe polemiche e che oggi non gradirebbe queste parole perché la Rai l’ha sempre e comunque amata dedicandogli la vita”.

Sono parole amare e durissime, quelle della giornalista, che in un post su Facebook, riportato da Dagospia e che ora non appare più sulla sua pagina, attacca pesantemente l’azienda per cui lavora.

“La Rai che oggi lo celebra, gli inferse la ferita di metterlo da parte per molto tempo. Noi qualche parola la dobbiamo spendere su un’azienda che venera a colpi di milioni di dobloni gente mediocre che non vale nemmeno i soldi di un francobollo e bolla come inadeguato alle prime serate importanti o agli eventi come il Festival di Sanremo un cavallo di razza come Frizzi. Fabrizio, da persona per bene qual era, non faceva parte della corazzata di raccomandati, di gente torbida che usa ogni mezzo per prendersi tutta la torta e non lascia agli altri nemmeno le briciole”.

“Fabrizio era uno che credeva nella forza del suo lavoro – conclude la giornalista -. Per questo non ha mai presentato il festival e non ha mai avuto contratti da 70milioni di euro per mettersi seduto dietro un acquario in prima serata. Non sono andata alla camera ardente e non andrò nemmeno al funerale perché so che lì non incontrerò Fabrizio, ma tutta quella pletora di ipocriti con il mano il potere di decidere le cose e che professionalmente su di lui non hanno mai davvero puntato, fino alla fine”.