Dagospia spiega il sistema Sebastian Caltagirone nel caso Pamela Prati

di Redazione Blitz
Pubblicato il 31 maggio 2019 19:55 | Ultimo aggiornamento: 31 maggio 2019 19:55
Dagospia Pamela Prati

Dagospia spiega il sistema Sebastian Caltagirone nel caso Pamela Prati

ROMA – Roberto D’Agostino su Dagospia ha pubblicato un articolo dal titolo “Oggi vi spieghiamo il sistema Sebastian Caltagirone”. Il direttore ha analizzato il processo di creazione del profilo di Sebastian, il bambino che Pamela Prati aveva detto di aver preso in affidamento insieme al suo fantomatico marito Marco Caltagirone.

“Il bimbo di 10 anni usato per impersonare l’inesistente Sebastian Caltagirone, di cui ha parlato l’avvocato della famiglia ieri sera (mercoledì 29 maggio, ndr) a Live – Non è la D’Urso, non è stato usato solo per mandare foto e video a Barbara D’Urso, Pamela Prati e Wanda Ferro (tra gli altri). Ora che www.ilfattoquotidiano.it ha pubblicato la foto con la Ferro, Dagospia ha potuto verificare che si tratta dello stesso bambino le cui foto apparivano sul profilo di “Seba Caltagirone”. Noi le avevamo screenshottate quasi due mesi fa, quando il profilo di ”Seba” era aperto e pieno di post e commenti. Ovviamente, visto che c’erano queste immagini, non abbiamo mai trattato la questione in maniera approfondita, temendo che dietro ci potesse essere davvero un bimbo plagiato e sfruttato dal trio criminale. Quando Milena Miconi ha detto in tv di aver visto Sebastian dal vivo, abbiamo chiesto alla showgirl se lo riconosceva nelle foto che avevamo salvato. Ci disse di sì, e quindi non siamo andati avanti, per non coinvolgere minori inconsapevoli né le loro famiglie. Oggi che sappiamo la verità e sappiamo che il bimbo e la famiglia si sono tutelati legalmente, crediamo che sia molto importante parlare del ”sistema Sebastian”, un ingranaggio chiave della soap opera costruita dalle due agenti (e in seguito pure dalla Prati).

Sebastian sulla sua bacheca scambiava decine di messaggi con Donna Pamela Perricciolo, Pamela Prati (che lo chiamava ”figlio mio”), con l’inesistente Silvia Sbrigoli, e faceva capire ai suoi molti amici social di essere malato, di avere un padre miliardario, di vivere a Bonifacio (Corsica), anche se molto spesso si trovava a Roma e come massima aspirazione aveva quella di andare al ”Casanova”, il ristorante gestito dalle due agenti. Era un tifoso sfegatato della Lazio, tanto da farsi fare una video-dedica da Anna Falchi su commissione della ”zia” Perricciolo. Era fondamentale per accreditare l’esistenza, il potere e la ricchezza del finto Mark. Sebastian parlava dei continui viaggi di lavoro del padre giramondo, di voli in elicottero, persino di udienze private da Papa Bergoglio (dopo il monsignore che doveva sposare Pamela e Mark, poteva mancare il Pontefice?). Ma, e qui si arriva all’abisso, il bimbo veniva trasformato in arma impropria quando occorreva colpire chi finiva sul lato oscuro del pianeta Perricciolo.

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Sul profilo, disattivato dopo i primi articoli di Dagospia, c’erano tre foto in cui si vedeva in volto: una con Donna Pamela, una da solo con la didascalia ”Forza Lazio” e un’altra in cui parla di una donna che lo ha ferito. Col suo italiano artificialmente sgrammaticato nei commenti manda messaggi pesantissimi a Wanda Ferro, senza menzionarla, proprio mentre il rapporto tra la deputata di Fratelli d’Italia e le due agenti si era deteriorato, tra la fine del 2017 e i primi mesi del 2018. Da quando abbiamo iniziato a parlare del caso, in molti si chiedono ”A che serviva tutto questo?”. La risposta non è semplice, ma si può riassumere così: ricatti, pressioni, raccolta di informazioni sensibili, truffe varie e pure estorsioni […]

Il piccolo e malato Sebastian, Hellen Roma (che si chiamava Hellen Coppi quando serviva ad accreditare l’esistenza del marito di Eliana), Igor Lazio (già Igor Coppi, cugino di Simone, ex fidanzato di Pamela Perricciolo e ora dipendente di Mark Caltagirone), Silvia Sbrigoli (avatar creato con le foto di Flora Pellino e i video di Pamela Camassa) e tanti altri personaggi veri e inventati, come un esercito di robot che ricevono un ordine dalla Nave Madre (Pamela Perricciolo), si rivoltano all’unisono contro la Ferro, rea di aver voltato le spalle al duo malefico. Mentre le loro bacheche si tappezzavano di messaggi indiretti alla ”madre traditrice”, alla ”politica infida”, Mark Caltagirone scriveva in privato ad Alessia Bausone, politica del Pd calabrese, vergando una charachter assassination contro la Ferro, candidata per le imminenti elezioni politiche di marzo 2018. In quei messaggi la Ferro veniva descritta come una madre degenere che abbandona il bambino in affido malato di tumore a un povero padre single, più un’altra serie di dettagli personali (inventati pure quelli) che qui non scriveremo, ma servivano a distruggerla sul piano umano e politico.

Perché tutto ciò? Perché per rovinare qualcuno, la via più rapida è confidarsi con il suo miglior nemico. La Perricciolo, che manovrava il profilo di Mark (la Prati ancora non era entrata in gioco), sperava che fornendo alla Bausone informazioni compromettenti sulla rivale di Fratelli d’Italia, quelle chicche di fango sarebbero diventate saporito gossip nel mondo politico calabrese. In fondo, chiunque andava sul profilo di Mark poteva trovare tracce inequivocabili del suo amore, corrisposto, per la Ferro. Perché dubitare di un uomo sì ferito, ma tanto altruista e innamorato? Invece la Bausone ha annusato la fregatura, salvato quelle immagini e aspettato di vedere cosa sarebbe successo, per poi scrivere a Dagospia, e bisogna darle atto di essere stata la prima che ha messo la faccia e fatto nomi e cognomi per svelare il marcio che si nascondeva dietro questi falsi profili.

Prima di Wanda Ferro, la stessa procedura era stata testata con Chiara Colosimo, anche lei di Fratelli d’Italia. Eliana e Pamela portavano i loro ”vip” alle serate di Atreju, la festa che ogni anni il partito della Meloni organizza a Roma, non a caso Sebastian Caltagirone un tempo si chiamava Gio Inolem, ovvero Meloni al contrario, probabilmente quando ancora era un profilo ”dormiente” che serviva a creare traffico sulle pagine dei politici. Chi si nasconde dietro Dany, a questo punto, lo sanno pure i sassi, è lo stesso meccanismo usato con Sara Varone, Emanuele Trimarchi, Manuela Arcuri, Alfonso Signorini, stavolta declinato sul piano politico. Avere in mano persone ricattabili, che magari hanno inviato frasi, video, o informazioni ”sensibili”, garantiva alle due agenti potere, favori e benefici economici. Figuriamoci poi se si aggiungono le minacce di mettere in mezzo la temibile famiglia Perricciolo, il marito magistrato di Eliana, e lo zio penalista di grido. Una ”combo” imparabile a cui nessuno poteva rispondere. Per questo nessuno (fino a poco fa) ha sporto denuncia” conclude Dagospia.