Daria Bignardi: “Ho avuto un cancro. La chemio fa schifo, ma serve”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 14 febbraio 2018 13:37 | Ultimo aggiornamento: 14 febbraio 2018 13:37
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Daria Bignardi, ex direttrice di Rai Tre

ROMA – Daria Bignardi parla per la prima volta della malattia che l’ha colpita e lo fa in una lunga intervista a Vanity Fair.

“Chi è ammalato considera la propria malattia il centro del mondo, ma anche se ho rispetto per chi sta soffrendo in questo momento, parlare pubblicamente della malattia in generale, o peggio ancora della mia, non mi interessa. Per tanti motivi: un po’ per pudore, un po’ per paura della curiosità o della preoccupazione degli altri, un po’ perché quando guarisci volti pagina e non hai più voglia di parlarne ancora. Ho superato una malattia seria, ma al tempo stesso molto comune. Si ammalano milioni di donne, a cui va tutto il mio affetto”.

Il tumore che ha avuto e le cure per sconfiggerlo le hanno causato la perdita dei capelli. Con conseguente attenzione dei media per il suo “look horror”: capelli corti e grigi che erano invece i suoi segni di ripresa dopo la chemioterapia.

“Il giorno della nomina, quando c’è stata la conferenza stampa a Roma, avevo la parrucca. L’ho portata per diversi mesi, era molto carina, capelli identici ai miei, anzi più belli. Poi andando avanti e indietro in continuazione tra Milano e Roma, a gestire ‘sta parrucca, a un tratto, non ce l’ho fatta più. Un bel giorno l’ho tolta dalla sera alla mattina e mi sono presentata al lavoro con i capelli corti e grigi che stavano ricrescendo sotto. Ma non ho dato spiegazioni, tranne che ai miei vicedirettori, coi quali eravamo diventati amici”.

Del percorso affrontato, ricorda: “La chemioterapia fa schifo, ma serve. Curarsi o operarsi non è divertente. Non ho rimosso niente, ma ho elaborato tutto anche scrivendo questo libro”.

Il libro di cui parla Daria Bignardi è Storia della mia ansia, ultimo lavoro della giornalista in cui affronta un altro grande tema che vive in prima persona e che affligge molti: “Mi sono arresa, l’ho accettata, l’ho usata, ho capito che era il motore di tutto quel che facevo. C’è un’ansia buona e una cattiva. Se la riconosci puoi cercare di usare la buona e combattere la cattiva. Ho capito che di tante cose per cui soffrivo non ero padrona. Era il mostro a guidarmi”.

Della sua esperienza da direttrice di Rai Tre invece racconta: “Ho dato tutto quel che potevo e ho ricevuto in cambio molta stima. Per un anno e mezzo ho vissuto un’esperienza totalizzante, quasi mistica, come dice l’ex direttrice di Rai Due, la mia amica Ilaria Dallatana. Lavoravamo almeno dodici ore al giorno. Poi a luglio mi sono dimessa e non ho più riacceso la televisione. Non so neanche cosa ci sia in tv adesso. È successo così anche con la malattia. Faccio tutto quel che devo e che posso, do tutto, poi volto pagina”.

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