Domenica In, la mamma di Marco Pantani: “Lo hanno ucciso. Quando lo chiamavano dopato…”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 4 Novembre 2019 8:49 | Ultimo aggiornamento: 4 Novembre 2019 8:49
Domenica In, la mamma di Marco Pantani: "Lo hanno ucciso. Quando lo chiamavano dopato..."

Il servizio su Marco Pantani a Domenica In

ROMA – Tonina Pantani, la madre di Marco Pantani, il campione di ciclismo trovato morto nella stanza di un residence a Rimini il 14 febbraio del 2004, è stata intervista a Domenica In da Mara Venier. La donna sostiene che suo figlio non sia morto per un’overdose di cocaina.

“Ho tanti dubbi, quando ho saputo della sua morte ho sempre pensato che l’avessero ucciso e oggi di più. Lui amava troppo la vita. È morto e non si è fatto sentire nessuno, neanche la federazione. Lo hanno lasciato solo, ci hanno lasciati soli. Marco ha cantato fino agli ultimi giorni, aveva il Karaoke in casa, era una persona tranquilla. La cosa che mi ha dato fastidio è stato il modo in cui si sono accaniti su di lui, l’unica cosa che lo feriva era quando lo si colpiva nel suo orgoglio”, ha raccontato la donna ricordando gli ultimi giorni del “Pirata”.

“Lui va a Milano per qualche giorno – racconta commossa la mamma di Pantani -, la manager mi chiama e mi dice che ha assunto cocaina e di andare a Milano. Andiamo io e mio marito e li vediamo litigare, poi sono svenuta e non ho più visto Marco, l’ho rivisto morto“.

Per Tonina però il giorno più doloroso fu quando Marco, il 5 giugno del 1999, venne squalificato per doping durante il Giro d’Italia: “Inizialmente pensava che fosse un altro Marco ad essere stato squalificato, si arrabbiò molto e andando via fece un secondo esame in cui l’ematocrito era come quello della sera, cioè perfettamente nella norma. Quello che mi ha dato più fastidio di questa faccenda è che dopo il ’99 hanno detto di tutto e di più. L’hanno fatto passare per doping, ma quell’esame col doping non c’entrava niente. Marco ha fatto tanti anni di ciclismo e non ha mai avuto una sospensione, un richiamo. Non ha mai fatto scorrettezze, perché farle proprio in quel momento?”.

Dopo la squalifica, ha aggiunto la donna, “Marco decise di chiudere per sempre con il ciclismo. Un giorno, però, pensò di rimontare in sella per fare un giro in città, prima di rientrare col morale a pezzi e completamente in lacrime: piangeva, gli dissi: ‘che cos’hai?’; mi disse: ‘per la strada mi danno del dopato’. Dal ’99 al 2004 una vita d’inferno. Tra me e Marco non c’era neanche bisogno di parlare, però l’avevano ferito nell’orgoglio. Gli avevano dato un’etichetta che non gli toglieva più nessuno”.

Infine Tonina Pantani ha rivelato che fu proprio l’etichetta di “dopato” che gli era stata data a mandare in depressione suo figlio e spingerlo nel tunnel della droga: “Dopo il giro ha iniziato con la cocaina, poi ne era uscito. Io ho fatto di tutto, sono andata anche a litigare con gli spacciatori, ma alla fine lui stava bene. Ha portato avanti battaglie legali per capire chi lo avesse drogato, ma non lo ha mai scoperto. Non mi venissero a dire che era un debole, era un forte”.

Fonte: DOMENICA IN