Domenica In, Mara Venier intervista Ilaria Cucchi e fa il pieno di ascolti: 19,2% di share

di Redazione Blitz
Pubblicato il 15 ottobre 2018 14:02 | Ultimo aggiornamento: 15 ottobre 2018 14:02
Domenica In, Mara Venier intervista Ilaria Cucchi e fa il pieno di ascolti: 19,2% di share

Domenica In, Mara Venier intervista Ilaria Cucchi e fa il pieno di ascolti: 19,2% di share

ROMA – Mara Venier intervista Ilaria Cucchi e fa il pieno di ascolti.

Domenica In ha raggiunto 2.813.000 telespettatori (share 19,2%) nella prima parte e 2.274.000 (18.5%) nella seconda: il risultato più alto per il programma da quando è partita la nuova stagione. Un’intervista lunga 45 minuti, quella di Mara Venier a Ilaria Cucchi.

Nella lunga intervista Ilaria Cucchi ha ripercorso la vita del fratello: “Era bello dentro, aveva sempre un sorriso e una battuta. Mi ripeteva, Ila sei felice?”. Nell’adolescenza arriva il problema della tossicodipendenza: “Io ero la più critica con lui, ero la sua amica ma anche la sua peggior nemica”. L’entrata in comunità di recupero, la voglia di tornare a vivere e a lavorare. Poi l’arresto per spaccio e la fine e inizio di tutto, la sua lotta per avere giustizia. “Nove anni sono tanti, ma per noi la verità era già chiara quel 22 ottobre: davanti al corpo di mio fratello mi venne in mente Federico Aldrovandi e chiamai l’avvocato Anselmo. Lui mi disse di scattare le foto all’obitorio, all’autopsia”.

Ilaria Cucchi ribadisce di non voler mettere sotto accusa l’intera Arma dei carabinieri ma solo i responsabili del pestaggio:

“So perfettamente che la maggioranza di chi indossa la divisa sono persone perbene che compiono il loro dovere e lo fanno per noi. Però – osserva Cucchi- abbiamo un problema serio quando i carabinieri che vengono a testimoniare hanno paura a dire la verità, anche perché vediamo il trattamento riservato a Riccardo Casamassima”.

Riccardo Casamassima è il carabiniere che con le sue dichiarazioni ha permesso la riapertura delle indagini e il nuovo processo.

“Oggi sappiamo che quel pestaggio vi fu perché Stefano rifiutò il fotosegnalamento. Nove anni fa – ricorda Ilaria – ci dicevano altro: che il fotosegnalamento a Stefano non era stato fatto perché non voleva sporcarsi le mani (per prendere le impronte digitali, ndr), il carabiniere Roberto Mandolini disse in aula che con Stefano era andato tutto bene, era tranquillo, anche simpatico per la sua parlata romana. Ora è emersa la verità: chi in aula giurò e disse il falso ora è imputato. Sono loro i responsabili di tutta questa perdita di tempo per la ricerca della verità, di 6 anni di processi sbagliati”.

“Abbiamo saputo della sua morte – racconta – quando è arrivato a casa il decreto di notifica di autopsia. In pratica ai miei genitori è stato detto guardate che vostro figlio a breve sarà sezionato”.

Perché non è stato curato? le domanda Mara Venier: “Perché era un ultimo, vittima del pregiudizio. Il giudice non ha saputo guardare oltre il pregiudizio: 140 pubblici ufficiali in 6 giorni non hanno visto oltre. Non hanno visto un detenuto come persona”.