Enzo Iacchetti: “Quando vado al supermercato le signore over 70…”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 21 Gennaio 2020 16:47 | Ultimo aggiornamento: 21 Gennaio 2020 16:47
Enzo Iacchetti, Ansa

Enzo Iacchetti (foto Ansa)

ROMA – Intervistato da I Lunatici, Enzo Iacchetti parla della sua popolarità: “Guai a considerare la gente una rottura di scatole. Altrimenti sarei un Vip. Io non mi scoccio a fare i selfie. Non dico di spegnere i cellulari. Io vado a far la spesa al supermercato e il mio target di signore over 70 impazziscono. Uno normale ci mette un quarto d’ora a comprare tre cose, io invece ci metto 40 minuti. Sto lì, gliela racconto, faccio la foto. Di solito la devo fare io perché loro mettono il video. Mi danno il bacino, molte puntano in bocca perché sono vedove. Se vado a casa con la guancia sporca di rossetto il mio cane non si ingelosisce. Se prendi un taxi il selfie lo fai. Poi molto spesso capita che mi chiedano se sono Ezio Greggio. Ma anche a lui capita di essere chiamato Iacchetti. Oppure nel mese di giugno la gente ti incontra e ti dice che ti vede tutte le sere. Ma sei andato via da Striscia a novembre”.

Il mio rapporto con la notte? Non sopporto di dormire lontano da casa quando faccio le serate. Anche a teatro, se sono a meno di 400 chilometri torno a Milano. Il teatro per me è stata fame per tanti anni e lo è ancora adesso rispetto alla televisione, però andando avanti faccio meno televisione perché sono riuscito a pagare i debiti e quindi faccio quello che mi piace. Il teatro è la mia dimensione, mi ha dato la parola. Io non parlavo da bambino, poi salivo sul palco e iniziavo a parlare. Anche più di quanto diceva il copione. Sono ancora timido, mi vergogno quando mi chiedono di fare i selfie. Sono stato molto fortunato, cerco di non fare il Vip, il Vip fa una vita del cacchio. Non è libero. Io invece giro libero. Mi chiamano tutti Enzino, solo la mia mamma mi chiamava Vincenzo. Rimarrò Enzino, l’importante è che la gente mi voglia bene”.

Sull’arrivo del successo: “Io ho fatto provini con tutti fino a 39 anni, da quando ne avevo 15. Da bambino suonavo sette strumenti, ma i miei non avevano le possibilità di farmi studiare la musica. Io scappavo di casa, rubano le chitarre, ho sempre fatto questa cosa. Ma l’occasione è arrivata per caso, quasi trent’anni dopo. Da Costanzo, nel ’90. Ero scettico sull’andare lì, all’inizio mi avevano scartato. Un redattore mi disse che le cose che facevo non funzionavano. Lui dalla prima puntata me ne fece fare 187. E la mia vita è cambiata. Per un comico andare da Costanzo quattro volte significava sfangarla. I produttori che non mi volevano a fare le cose, poi me le hanno fatte fare. Azzeccato Costanzo, azzeccato il primo anno di Striscia, tutti quelli che mi avevano scartato poi sono tornati. Mio papà è mancato a 55 anni, non ha mai visto né la mia gavetta né l’arrivo al successo. Mia mamma sì, ma nel paese in cui vivevo le dicevano che cantavo sciocchezze e stupidate. Lei non andava più a far la spesa, finché non mi vide in prima serata con la Cuccarini a condurre un programma. La prova del successo per me fu fare un programma con Lorella”.

Sul mondo dello spettacolo: “Non ho amici nel mio ambiente. In teatro costruisco le famiglie, da tanti anni non ho una famiglia, a volte produco i miei spettacoli, scelgo delle persone brave e giovani che hanno bisogno, mi stanno vicino e mi vogliono bene. Ceno sempre con i tecnici, non sopporto le follie dei vip. E’ stato un bene arrivare al successo a quarant’anni. Se ci arrivi a venti e non hai nessuno che ti protegge, la guerra la perdi. Il conto in banca cresce improvvisamente, ti cambia tutto, non ti soddisfa più niente. Ho degli amici che fanno i meccanici, gli idraulici, qualcuno il dentista, uno il commercialista”.

Sul rapporto con Ezio Greggio: “Siamo come i compagni di banco che si ritrovano a scuola l’anno successivo. Tra noi c’è un tacito accordo di buona convivenza. Quando siamo in onda usciamo insieme a cena qualche volta, ci mandiamo qualche messaggio, ci facciamo qualche scherzo. Poi però per me è lontano lui. E’ un compagno di banco di televisione, gli voglio bene, mi ha insegnato tante cose senza dirmi niente. Io l’ho osservato, mi ha insegnato molte cose senza volerlo”.

Fonte: I Lunatici.