Festival di Sanremo 2018, le pagelle della prima serata

di Redazione Blitz
Pubblicato il 7 febbraio 2018 8:29 | Ultimo aggiornamento: 7 febbraio 2018 8:29
festival sanremo pagelle

Baglioni, Hunziker e Favino a Sanremo (foto Ansa)

SANREMO – Ecco le pagelle della prima serata del Festival di Sanremo 2018 in ordine di apparizione:

FIORELLO: Mattatore e vincitore morale della serata. Si prende l’Ariston, il festival, tutto il ‘cucuzzaro’. E’ dirompente, divertente, ruba senza rimpianti la scena ai padroni di casa. VOTO: 10.

CLAUDIO BAGLIONI: Inizia teso ed emozionato, da sacrestano – come si è definito – parte con un”omelia’ un po’ troppo lunga e verbosa. Poi però si mette al servizio del festival e dei suoi compagni di viaggio, Fiorello e Favino in primis, anche in modo ironico. VOTO 6.5.

PIERFRANCESCO FAVINO: Nonostante sia un debuttante, e senta l’emozione dell’Ariston, è una sorpresa in crescendo. Parte per essere la quota colta del festival, ma si diverte a sconfinare nel nazional popolare. Canta, declama e chiede al capitano coraggioso anche di poter ballare. VOTO 7.

MICHELLE HUNZIKER: Dalla veterana della tv ci si aspettava di più. Invece di essere timoniera, a tratti si lascia andare alle onde del mare increspato. VOTO: 6.

GIANNI MORANDI: Commuove e si commuove su quel palco che lo ha visto cantante in gara e padrone di casa. La platea gli riserva una standing ovation. Scherza con Baglioni e si fa accompagnare da Tommaso Paradiso. Sempre piacevole ritrovarlo. VOTO: 7.5.

ANNALISA – Il mondo prima di te: a lei l’onore di aprire il festival con una ballad british e un look aggressivo con scollatura profonda e tatuaggio tra i seni. VOTO: 6.

RON – Almeno pensami: potenziale candidato alla vittoria e stasera lo ha ribadito. Ron ha l’onore e l’onere di portare un delicato inedito di Lucio Dalla, affidatogli dallo stesso Claudio Baglioni. Un tuffo nel mondo immaginifico e poetico del cantautore bolognese che mette i brividi. VOTO: 7.5.

THE KOLORS – Frida (Mai, Mai, Mai): canzone furba per il pubblico di teenager che li segue. Per il festival hanno dovuto rinunciare all’inglese, ma trovano comunque una chiave di lettura e un ritornello da far ricordare e cantare. VOTO: 5.5.

MAX GAZZE’ – La leggenda di Cristalda e Pizzomunno: raffinata composizione che affonda nel sinfonico. L’arpa che accompagna l’orchestra impreziosisce la voce del cantautore. VOTO: 7.5.

ORNELLA VANONI con BUNGARO E PACIFICO – Imparare ad amarsi: presenza nobile del festival, la signora della canzone mette la perfezione della sua voce elegante e raffinata al servizio del festival. Oscurati dalla sua grandezza i suoi compagni. VOTO: 7.

ERMAL META E FABRIZIO MORO – Non mi avete fatto niente: il brano più impegnato, di matrice cantautorale. Lo cantano con convinzione e intensità, esorcizzano col ritmo le paure legate agli attacchi terroristici. VOTO: 8.5

MARIO BIONDI – Rivederti: la voce di Biondi avvolge l’Ariston con la sua potenza da crooner in questa jazz ballad di “sinatriana” memoria, che però non decolla. VOTO: 6.5.

ROBY FACCHINETTI E RICCARDO FOGLI – Il segreto del tempo: esibizione sotto tono per i due ex Pooh. Facchinetti in particolare non convince. VOTO: 4.5.

LO STATO SOCIALE – Una vita in vacanza: i ragazzi travolgono l’Ariston con la loro performance e un brano che vuole essere critica sociale. Sul palco una tranquilla signora si trasforma nella “vecchia che balla” del testo. E, con merito, indossano fiori per dire no alla violenza sulle donne. VOTO: 8.

NOEMI – Non smettere mai di cercarmi: graffia la voce della cantante romana alla sua quinta partecipazione. Ci mette convinzione nell’interpretazione, anche se ha saputo fare di meglio. VOTO: 6.5.

DECIBEL – Lettera dal Duca: Ruggeri & Co., con fiore in vista, tornano agli anni ’70 in questa missiva idealmente spedita dal duca Bowie. Rock contaminato dal pop. VOTO: 6.

ELIO E LE STORIE TESE – Arrivedorci: più della canzone, non tra le migliori della band, a meritare attenzione è il look stravagante tra l’indiano e il Mago Otelma. VOTO: 5.

GIOVANNI CACCAMO – Eterno: romantico, elegante, raffinato come sempre il giovane cantautore siciliano, che si sente ormai di casa al festival. Da tenere d’occhio. VOTO: 6.5.

RED CANZIAN – Ognuno ha il suo racconto: rock delle origini per l’ex Pooh, che tira fuori una voce notevole e va decisamente meglio dei suoi ex compagni. VOTO: 6.5.

LUCA BARBAROSSA – Passame er sale: il cantautore torna al Festival dopo anni e lo fa in romanesco. Canzone nostalgicamente romantica. VOTO: 6.

DIODATO E ROY PACI – Adesso: inno al carpe diem, che al secondo secondo ascolto colpisce di più. Diodato ci ha messo musica e parole, Paci la tromba. VOTO: 6.5.

NINA ZILLI – Senza appartenere: al festival dei fiori per dire no alle violenze, Nina porta un brano per omaggiare il coraggio delle donne a 360 gradi, ma non vola. VOTO: 5.5.

RENZO RUBINO – Custodire: brano interessante, teatrale, con espliciti riferimenti alle sonorità degli anni Settanta. VOTO 6.

ENZO AVITABILE CON PEPPE SERVILLO – Il coraggio di ogni giorno: il sound napoletano di Avitabile si fonde con la world music in un pezzo in cui la voce di Servillo è la ciliegina. Nel brano fa capolino anche Scampia e “il coraggio di ogni giorno”, in una landa di testi dove l’amore è padrone. VOTO: 6.5.

LE VIBRAZIONI – Così sbagliato: reunion ispirata per il gruppo capitanato da Francesco Sarcina. Rock puro. VOTO: 7.

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