Sanremo, Lanza: “Ora la Rai dirà basta alle volgarità”

Pubblicato il 15 Febbraio 2012 19:54 | Ultimo aggiornamento: 15 Febbraio 2012 19:54

Cesare Lanza (Lapresse)

ROMA – “Celentano resta un cantante di qualità divina. Ma le sue prediche sono sproloqui privi di senso ed è ancor peggio che la Rai, rinunciando ai suoi diritti e doveri, gli abbia dato la facoltà di usare come volesse l’evento televisivo”: così Cesare Lanza, giornalista ed autore tv, commenta la prima serata del 62° Festival di Sanremo.

“È odioso dire, “lo avevo detto”… E io non vorrei farmi odiare da nessuno. Però l’anno scorso lo avevo detto, presentando e commentando il Festival 2011, il primo di Gianni Morandi. È inconcepibile, è pazzesco – avevo detto – delegare, appaltare l’organizzazione del Festival a operatori esterni. A Gianmarco Mazzi e alla sua compagnia di amici, soci, sostenitori politici”, ha detto Lanza.

“Quest’anno – continua – è successo di peggio. Di nuovo l’organizzazione della rassegna canora è stata appaltata a Mazzi (che era riuscito a strappare un contratto biennale), ma ci si è spinti oltre: si è data la possibilità ad Adriano Celentano di organizzarsi un “suo” show, all’interno dello show sanremese, senza nessun controllo – così si dice – da parte della rete ammiraglia. Il problema non è Celentano, che fa il suo mestiere. Il problema è che gli ha dato le chiavi di casa”.

“Dareste voi – si chiede Lanza – le chiavi di casa vostra, o semplicemente invitereste a cena un ospite, per importante che sia, dandogli una montagnetta di denaro e consentendogli di fare tutto ciò che l’invitato desideri? Che so: fare la pipì nel vostro salotto, vomitare in sala da pranzo, sputare dovunque, aggredire gli ospiti, insultare chiunque, ecc. ecc.? Credo di no. Io, certamente, no”.

“Questo è successo – spiega Lanza – nella prima serata del Festival di Sanremo 2012. Il direttore artistico Gianmarco Mazzi si è spinto a dire di aver assistito a un grande, indimenticabile spettacolo televisivo. Indimenticabile, purtroppo, sì. Mauro Mazza, il direttore di Raiuno, ovvero il padrone di casa, non si è unito alla standing ovation in onore di Celentano e ha preso, cautamente, le distanze dalle enormità dette dal Molleggiato (tra l’altro, l’auspicio che vengano chiusi i giornali cattolici!)”.

“Sono stato – racconta Lanza – autore di tre Festival di grande successo, due grazie a Paolo Bonolis, la terza volta grazie ad Antonella Clerici. Come in ogni lavoro di gruppo, credo di aver portato la mia borraccia d’acqua, e forse qualcosa di più. Ma sono stato escluso alle successive edizioni perché avevo commesso un imprudente erroruccio: avevo detto che non mi convinceva l’organizzazione del regolamento per la selezione dei partecipanti, big e giovani, e per le votazioni. Avevo messo un dito su un nervo scoperto”.

“Sono stato – ricorda Lanza – emarginato dalla Rai per un anno e mezzo, non solo dal Festival. C’è chi aveva posto un veto. Finalmente, grazie a un intervento del direttore generale della Rai, ho avuto un chiarimento a tu per tu con Mauro Mazza. E Mazza mi ha detto di non aver posto alcun veto. Devo, e voglio, credergli: forse Mazza, come Bruto, non è un uomo d’onore? E non è stato un eccellente direttore di un telegiornale?”

“A mia volta – continua Lanza – gli ho detto che mi sconcertava che il Festival fosse delegato a operatori esterni, senza controlli, e gli ho indicato i pericoli a cui poteva andare incontro questo metodo sconcertante (come se all’interno della Rai non ci fossero, a cominciare dallo stesso Mazza, dirigenti capaci di organizzare ottimamente il Festival!). Mazza mi rispose schiettamente, e non senza ironia, che a lui interessava il risultato di ascolti, il successo”.

“Questa, credo, è anche la risposta di oggi al malizioso quesito che vi ho rivolto. Perché invitare a casa vostra qualcuno, strapagandolo, e lasciarlo libero di orinare, sputare, insultare, aggredire, ecc., senza neanche un contraddittore? Bene: la risposta è questa, nel caso del Festival. Quell’ospite – Celentano – vi aiuta a ottenere un record di ascolti, ad acquisire molto denaro, attraverso la pubblicità. Voi lo fareste? Io, certamente, no. E, comunque, non importa. A casa propria ciascuno fa ciò che vuole. Ma la Rai non ha casa “sua”: la casa è nostra. Importa dunque che la Rai, azienda pubblica, senta la responsabilità di permettere questa sconcezza”.

“C’è, forse, un lieto fine – secondo Lanza -: Lorenza Lei, direttore generale della Rai, ha “commissariato” il Festival, inviando a Sanremo il vicedirettore Antonio Marano. Ottima scelta… Dall’anno prossimo, c’è da augurarsi, viale Mazzini tornerà a riprendersi oneri e onori, basta con gli appalti e la scarsa trasparenza!

“Voglio aggiungere – conclude Lanza – solo questo: sono offeso, come tanti altri amanti della musica, che gli artisti – i cantanti – siano diventati poco più che comparse. Celentano si è “mangiato” il loro spazio. Se lo avesse fatto come cantante, non avrei scritto una riga critica: anzi, anni fa, mi spinsi a dire, da non credente, che Celentano (insieme con altri… i Beatles, Elvis Presley, gli Abba…) poteva essere una prova dell’esistenza di Dio. La musica – anche la musica leggera, senza scomodare Mozart e Bach, Beethoven e Verdi – è la voce di Dio. Ma, caro Adriano, limitati a cantare. Per le prediche, ci vuole altro – molto altro”.