Fondazione Rai? Curzio Maltese come Valentini. Linea di Repubblica preoccupa

di Sergio Carli
Pubblicato il 18 Ottobre 2013 12:27 | Ultimo aggiornamento: 18 Ottobre 2013 12:27
Fondazione Rai? Curzio Maltese come Valentini. Linea di Repubblica preoccupa

Curzio Maltese: per la Rai una Fondazione

Anche Curzio Maltese schiera Repubblica sulla linea di fuoco della Fondazione cui affidare la Rai:

“Non è difficile, Basta cominciare a togliere le mani dei partiti dall’azienda di viale Mazzini, affidarla a una fondazione indipendente, come nei paesi civili, e abolire la commissione di vigilanza parlamentare, inconcepibile in qualsiasi vera democrazia”.

Maltese non si attarda a spiegare quali garanzie di trasparenza e pulizia offra una fondazione rispetto ai partiti. L’esperienza delle banche, da Genova a Siena, non sembra incoraggiante, ma ance Curzio Maltese sembra affascinato dal mito. 

La deriva pro fondazione presa da Repubblica con Giovanni Valentini e che ora da Maltese ha ricevuto una potente spinta deve cominciare a preoccupare chi ha a cuore quel minimo di democrazia che c’è in Italia. Come posso sentirmi garantito, io cittadino, che le mie opinioni trovino spazio nella tv di Stato e io non venga invece affidato a qualche evangelizzatore di destra o di sinistra scelto in qualche luogo oscuro da persone che si sono auto nominate tutrici del mio pensiero?

L’articolo in cui Maltese la non accettabile tesi della Fondazione è occupato per la più parte dalla difesa degli interessi di Fabio Fazio, Maurizio Crozza e Roberto Benigni e dalla condanna di Renato Brunetta e Beppe Grillo. Sono posizioni più o meno condivisibili: meno nella parte che riguarda i tre personaggi televisivi, che, nella situazione di oligopolio della tv italiana e di monopolio della Rai, dovrebbero essere loro a pagare la Rai per la piattaforma di visibilità che offre. Senza contare il momento di crisi, come giustamente ricorda Grillo. Ma come, tagliano le pensioni e questi continuano a essere strapagati da una rete che è l’unica che li può ospitare? Cairo è fuori concorso, perché cammina su una fune che non gli permette sciali.

Condivisibile l’attacco alla ipocrisia e all’opportunismo di Brunetta e Beppe Grillo, anche se verrebbe facile l’elenco di ipocrisie e opportunismi di segno opposto.

Ha ragione Maltese quando conclude sottolineando la incongruenza degli atteggiamenti dei seguaci di Beppe Grillo sulla Commissione di vigilanza parlamentare sulla Rai:

“La stessa commissione che i grillini invece hanno implorato di presiedere, dopo aver chiesto e ottenuto i voti dell’orrido connubio Pd-Pdl. Qualcosa ci dice che Brunetta e Grillo non faranno nulla di tutto questo. Ma si può essere sicuri che fra una ventina d’anni saranno sempre lì a farci la morale”.

L’articolo di Curzio Maltese parte in quarta contro Renato Brunetta:

“Missione compiuta, soldato Brunetta. Con l’attacco a freddo sullo stipendio di Fazio, utile anche a non rispondere a una questione seria (Alitalia), Renato Brunetta è riuscito a bloccare i contratti Rai con Maurizio Crozza e Roberto Benigni. Vale a dire, il meglio che la televisione italiana riesce a esprimere fra tanta spazzatura. A Mediaset possono festeggiare. In questi giorni si firmano i contratti pubblicitari e l’assenza di due campioni di ascolti come Benigni e Crozza dai palinsesti della concorrenza è una bella notizia per le tv di Berlusconi”.

Poi concede che

“i soldi di Fazio sono tanti e si può, anzi si deve discutere gli ingaggi calcistici della tv pubblica e una strana politica di appalti. Nel nostro piccolo noi lo facciamo dalla fine degli anni Ottanta”.

Segue pro memoria per Brunetta che

“al tempo, era consigliere economico dei governi Craxi, i peggiori dissipatori di denaro pubblico della storia”.

E Beppe Grillo?

“Si vantava di prendere dalla Rai 350 milioni di lire per una singola ospitata al festival di Sanremo. L’equivalente di 393 mila euro di oggi, per un giorno. Forse anche i grillini più ortodossi sono in grado di confrontarlo con il milione 800 mila euro all’anno di Fazio. All’epoca i Brunetta e i Grillo erano i primi a dare del moralista scemo a chiunque osasse mettere in dubbio certi compensi. Ora hanno scavalcato a sinistra e pazienza, ma dietro questi attacchi si legge un’ipocrisia e una malafede sorprendenti perfino per gli elastici parametri etici della politica all’italiana”.

Con Beppe Grillo,

“siamo alle comiche. D’accordo che in Italia la coerenza non è la prima cosa e il Paese vive di memoria corta. D’accordo che quando c’è da dare una mano a Berlusconi, nei fatti, il “Che” Beppe non si tira mai indietro, Ma il pioniere dei mega compensi Rai che definisce il contratto di Fazio «un insulto alla condizione del Paese e ai lavoratori Rai», perdonateci, non si può sentire. È come ascoltare Balotelli che lamenta la scarsa serietà dei calciatori, Rocco Siffredi che tesse l’elogio della monogamia. E adesso che l’hai capito, che fai Beppe? Ci restituisci i miliardi di lire, le Ferrari, le ville, le barche comprate con cachet che erano un insulto ai poveri lavoratori?”.