Franca Leosini replica alla Bruzzone: “Sono napoletana, ho nel Dna squarci di ironia che al Nord non possiedono”

di redazione Blitz
Pubblicato il 20 marzo 2018 15:21 | Ultimo aggiornamento: 20 marzo 2018 15:21
Franca Leosini replica alla Bruzzone: "Sono napoletana, ho nel Dna squarci di ironia che al Nord non possiedono"

Franca Leosini replica alla Bruzzone: “Sono napoletana, ho nel Dna squarci di ironia che al Nord non possiedono”

ROMA – “Sono napoletana e porto nel Dna squarci di ironia che al Nord non possiedono”. Così Franca Leosini si difende dalle critiche di Roberta Bruzzone. La criminologa era intervenuta via Twitter, nel corso dell’ultima puntata di Storie Maledette dedicata al delitto di Avetrana, esprimendo giudizi piuttosto tranchant sulla conduttrice, ormai assurta a vera e propria icona del web.

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“La Leosini non è aggiornata”, ha scritto la Bruzzone sottolineando alcune inesattezze nella ricostruzione della Leosini. E ancora: “Lessico inappropriato”. La replica è arrivata, senza scomponimenti, ai microfoni di Radio Capital. Intervistata durante il programma Circo Massimo, Franca Leosini, si è difesa: “Io non entro mai nel merito delle scelte lessicali della dottoressa Bruzzone e neanche nel merito dei programmi televisivi a cui sceglie di partecipare. Ognuno ha il suo lessico: io sono napoletana e un narratore napoletano ha nel Dna squarci di ironia che chi è nato al Nord probabilmente non possiede”.

La Leosini ha risposto anche alle accuse di imprecisioni: “Ho detto ed ho ripetuto che la dottoressa Bruzzone ha sporto querela contro Michele Misseri, che si è in attesa di sentenza ed esprimo rispetto. Per carità. Io non potevo di certo ricapitolare ogni singolo dettaglio del processo. Io seguo l’asse portante. Per quanto riguarda le imprecisioni, rispetto il pensiero e la sapienza di Roberta Bruzzone”.

Quanto all’omicidio di Sarah Scazzi, Franca Leosini, afferma: “Quale che sia la verità, sono profondamente convinta che non era un crimine da ergastolo. Quello che ho imparato nei 24 anni di Storie Maledette è la dicotomia sgomentevole nella valutazione dei reati da parte della magistratura: a parità di crimini o di reato o di ipotesi di un crimine, vedi dare 18 anni a una persona per un duplice omicidio, e magari l’ergastolo a due persone che, quand’anche fossero state loro, comunque sarebbe stato un delitto d’impeto, che non prevede l’ergastolo nel codice penale”.

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