Francesco Bellomo a Porta a Porta: “Dress code? Studentesse non erano obbligate a seguirlo”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 24 gennaio 2018 11:45 | Ultimo aggiornamento: 24 gennaio 2018 11:46
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Francesco Bellomo a Porta a Porta: “Dress code? Studentesse non erano obbligate a seguirlo”

ROMA – “Le mie studentesse non erano obbligate a seguire il dress code”. Francesco Bellomo, espulso dalla magistratura per quei tacchi vertiginosi e le minigonne chieste alle sue studentesse, ha raccontato la sua versione dei fatti ospite di Bruno Vespa a Porta a Porta. Bellomo sostiene che il suo comportamento non è stato inappropriato, rivendicando che i suoi studenti sono proprio quelli che “passano con più frequenza il concorso da magistrato”.

Proprio Bellomo per via dello scandalo si è ritrovato fuori dal Consiglio di Stato, destituito con l’accusa di aver leso la dignità delle studentesse che seguivano il suo corso per prepararsi al concorso in magistratura. Selene Gagliardi sul sito dell’Huffington Post scrive che non solo esisteva un dress code per seguire i suoi corsi, ma che allieve e allievi erano costretti a firmare una clausola di fidanzamento: relazioni sentimentali solo con qualcuno di alto quoziente intellettivo e approvato proprio da lui:

“Io ho sempre scelto di circondarmi delle persone migliori, questa clausola rispecchia il mio principio” sottolinea l’ex consigliere. Bellomo del resto non nega di essersi fidanzato con alcune studentesse, però minimizza il fatto: “Essendo le donne la maggioranza nei miei corsi, soprattutto loro volevano aspirare alla borsa di studio e quindi a un rapporto più stretto con me. Ho avuto diverse relazioni sentimentali con alcune, ma sono state la netta minoranza rispetto alle donne avute in totale nella mia vita privata”. “Di quante di loro è stato innamorato?” lo incalza quindi Bruno Vespa. “Non credo di essermi mai innamorato in vita mia. Se lo fossi stato, sarei sposato” risponde secco l’ex consigliere di Stato”.

Vespa lo ha poi incalzato con il contratto alla mano che i suoi studenti, e soprattutto le studentesse, dovevano firmare e seguire:

“Come mostrano i documenti presentati in studio, le studentesse avevano 3 possibilità: per gli eventi mondani esterni ai corsi avrebbero dovuto indossare un “vestito estremo” (con minigonna cortissima), per andare in aula invece uno definito “intermedio” o uno “classico”. “E cosa c’è di sbagliato?” si chiede Bellomo. “L’altro giorno ho visto una ventina di trasmissioni calcistiche e in tutte c’era sempre una presenza femminile posta su uno sgabello rialzato e con un abbigliamento estremo. Non trovo la differenza tra gli ambienti calcistici e le feste che organizzavamo noi con le allieve. Le ragazze abitualmente vanno alle feste così, sarebbero venute in minigonna lo stesso, anche senza il mio dress code”.

Bruno Vespa a quel punto replica che bisognerebbe distinguere tra aspiranti magistrati e soubrette, ma l’ex consigliere di Stato non concorda in quanto “vestivano così fuori dall’aula”. “Vespa, lei parte da un presupposto sbagliato e non dimostrato scientificamente” conclude quindi l’ex consigliere di Stato. “Ovvero che il dress code sia inappropriato. Chi non lo accettava poteva rifiutarsi di seguirlo e diventare lo stesso borsista, non era vincolante. Non ho mai ripreso nessuna allieva per essersi vestita diversamente”.

 

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