Grey’s Anatomy, gli scienziati accusano: “Crea false aspettative nei pazienti”

di redazione Blitzx
Pubblicato il 20 febbraio 2018 8:50 | Ultimo aggiornamento: 20 febbraio 2018 8:50
Grey's Anatomy, gli scienziati accusano: "Crea false aspettative nei pazienti"

Grey’s Anatomy, gli scienziati accusano: “Crea false aspettative nei pazienti”

SEATTLE – Grey’s Anatomy sotto accusa da parte della comunità scientifica: il medical drama più seguito di sempre crea false aspettative nei pazienti. Lo certifica una ricerca pubblicata su Trauma Surgery & Acute Care Open secondo la quale la celebre serie tv potrebbe generare attese troppo ottimistiche sulle cure mediche che il sistema sanitario è in grado di offrire: dalla velocità con cui i pazienti guariscono in tv, anche dopo gravi lesioni, ai rischi di morte, fino alla capacità dei medici attori di diagnosticare in tempi rapidissimi le patologie più rare.

Aspettative non realistiche su quella che è la effettiva assistenza sanitaria che rischiano di avere conseguenze anche importanti in un’era in cui la soddisfazione del paziente è un elemento chiave per la sanità. Se molti medical drama cercano l’autenticità, i vincoli del formato e la necessità di tenere gli spettatori incollati a storie adrenaliniche spesso fanno finire il realismo in secondo piano, dicono i ricercatori.

Per quantificare il fenomeno, gli studiosi hanno confrontato 290 pazienti immaginari, estratti da 269 episodi di Grey’s Anatomy nel corso delle prime 12 stagioni (2005-16), con i traumi reali subiti da 4812 pazienti veri, presi dalla banca dati nazionale Usa Trauma 2012. Ebbene, una buona notizia per i telespettatori è che il tasso di mortalità è stato 3 volte più alto in Grey’s Anatomy che nella vita reale (22% rispetto al 7%); la maggior parte (71%) dei pazienti tv è passata direttamente dall’emergenza alla sala operatoria, mentre solo uno su quattro (25%) di quelli reali lo ha fatto. Tra i sopravvissuti al trauma per fiction, solo circa 1 su 20 (6%) è stato trasferito in una struttura di assistenza a lungo termine, molto meno rispetto ai pazienti reali (22%).

E ancora, tra i pazienti gravemente feriti, metà di quelli fittizi ha trascorso meno di una settimana in ospedale, mentre solo uno su cinque (20%) di quelli veri lo ha fatto. “Anche se il realismo è un elemento integrante del successo di una fiction in un ambiente di lavoro moderno, che si tratti di un ospedale o di un dipartimento di polizia, gli effetti drammatici richiedono un focus sull’eccezionalità”, scrivono gli autori. In poche parole, “i medical drama della televisione americana tendono a basarsi su trame che presentano malattie rare, manifestazioni insolite di patologie comuni, lesioni fantastiche o bizzarre e incidenti di massa, il tutto inquadrato in una rappresentazione” realistica “di un tipico ospedale americano”.

Insomma, dopo i lutti, le tragedie, gli abbandoni, i processi, i tradimenti, le sparatorie, gli aerei caduti e l’esplosione in ospedale è chiaro che la realtà è assai più monotona. Ma, fanno notare gli autori, la necessità di bilanciare realismo ed effetti drammatici “può effettivamente portare a una percezione distorta della realtà tra i telespettatori”. Un fenomeno che rischia di avere effetti sulla sanità, quella vera però. “La differenza tra le aspettative dei pazienti e la realtà può, di fatto, contribuire a livelli inferiori di soddisfazione” fra i malati alle prese con traumi reali, concludono i ricercatori.

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