Il Cinema non si Ferma, la serie tv in quarantena girata…ognuno da casa sua

di Gero Giglio
Pubblicato il 23 Aprile 2020 8:10 | Ultimo aggiornamento: 23 Aprile 2020 8:10
Il Cinema non si Ferma, la serie tv in quarantena girata a distanza...ognuno da casa sua

Il Cinema non si Ferma, la serie tv in quarantena girata…ognuno da casa sua

ROMA – Giovedì 2 aprile, il primo ciak della serie TV Il Cinema non si Ferma viene battuto… ma la troupe non è presente sul set.

No, non è in sciopero: è che tutti sono in lockdown e quindi non ci si può muovere da casa!

Ma la forza del cinema è inarrestabile e così la prima serie tv, interamente girata in remoto, prende vita.

Completamente girato “ognuno a casa propria” e realizzato usando gli appartamenti degli attori come set e i loro stessi smartphone che sostituiscono telecamere cinematografiche… quelle con le ottiche grosse grosse per intenderci, la serie è più che un esperimento: è un’impellenza narrativa.

Nessun operatore di ripresa: sono gli stessi attori, aiutati dai familiari, a filmarsi usando smartphone, webcam e microcamere, coadiuvati da una regia curata da Marco Serafini che impartisce le direttive attraverso sistemi di videoconferenza.

Il tutto raccontato da un pool di sceneggiatori tra i migliori in Italia.

Tutti uniti in un unico progetto che, nonostante le restrizioni del momento, prende questa crisi come un’opportunità.

La storia e un insieme di storie che cerca di dare uno sguardo divertito a questo terribile momento.

Episodi che, forse, ognuno di noi può aver vissuto in prima persona. Storie semplice come quella di un padre e un figlio che poco si conoscevano prima e, sorprendentemente, iniziano a conoscersi solo ora, oppure una semplice e quotidiana lotta contro una tecnologia avversa.

Il Cinema non si Ferma è un progetto a scopo benefico (i proventi raccolti andranno devoluti alla Protezione Civile) che ha come obiettivo quello di dimostrare che, neanche l’emergenza Coronavirus può bloccare set e produzioni cinematografiche e, con loro, le maestranze e i professionisti del mondo del cinema.

La parola d’ordine è: la vita continua! Parliamo di tutto questo progetto con chi ha fatto da punto di riferimento per la parte di sceneggiatura: Stefano Piani.

Autore di moltissime storie fumettistiche di Casa Bonelli su albi come Nathan Never, Legs Weaver.

E, in campo televisivo autore di serie come Elisa di Rivombrosa, Incantesimo e il Commissario Rex, nonché coautore di un film, Dracula 3D, di un mostro sacro come Dario Argento.

Stefano, come nasce il progetto?

Parte tutto da un’idea di Ruggero de Virgiliis, un giovane produttore, che si è chiesto se fosse possibile girare un vero e proprio film, malgrado la quarantena.

Il fatto che lo stiamo realmente facendo e che siamo i primi al mondo a tentare un esperimento di questo genere, certifica che la domanda che si era posto Ruggero era quella giusta.

Così com’è stata “giusta” e ovvia la scelta di donare tutti i ricavati del film in beneficienza, alla “Protezione Civile”.

Che opportunità offre un progetto del genere?

Di poter dire con orgoglio, in un momento in cui i set di tutto il mondo sono chiusi che, comunque, il cinema non si ferma e di dare agli spettatori e a tutte le persone che in questo momento sono rinchiuse a casa, magari da sole, un film che racconti sì il lockdown e tutte le limitazioni, che ci impone ma in maniera divertente e, spero, intelligente.

Quindi si tratta di un film comico?

Sì, un film comico ad episodi.

Come “I mostri” di Dino Risi o tanti altri film realizzati nella stagione d’oro della commedia all’Italiana. Ep

isodi divertenti, ambientati tutti durante il lockdown, quindi senza esterni, impossibili da girare in queste condizioni, e con un fondo di cattiveria: per ridere su quello che siamo.

Le situazioni da cui siamo partiti sono quelle di tutti i giorni: la difficoltà di far stampare un modulo per l’autocertificazione al proprio padre anziano che però è completamente a digiuno di informatica, dandogli le istruzioni per telefono.

Oppure, due coniugi in procinto di divorziare, costretti a passare il lockdown insieme, un ragazzino scapestrato che finisce l’erba… storie piccole e quotidiane che, negli episodi, servono da spunto per costruirci sopra una storia divertente.

Chi è coinvolto nel progetto?

Tutte quelle figure professionali che si trovano in qualunque film.

La differenza è che qui operano da remoto e le riunioni avvengono tramite Zoom o Skype.

C’è un regista bravo, con all’attivo decine di film, come Marco Serafini, con cui avevo già fatto tre stagioni del Commissario Rex e “il mistero del lago”, un tv-movie per Mediaset, un direttore della fotografia, tecnici, un ufficio stampa, un social manager e quant’altro, oltre a un nutrito gruppo di sceneggiatori professionisti: Leonardo Valenti, Debora Alessi, Federico Favot, Riccardo Secchi, Fabrizio Lucherini e Carla Giulia Casalini.

Autori provenienti dalla tv, dal cinema e dal fumetto.

E poi, ci sono io che, oltre ad avere sceneggiato uno degli episodi, sono a capo del reparto scrittura e ho seguito il progetto fin dall’inizio.

In cosa differisce da una produzione “normale”?

Che qui sono gli attori a girare materialmente il film, con i mezzi a loro disposizione, ma sotto la direzione, via chat, di Marco Serafini.

Su questo set virtuale, oltre a Marco, è sempre presente anche Daniele Muscolo, il nostro direttore della fotografia e tutti gli altri tecnici.

A volte entro pure io, per dare un’occhiata.

La cosa incredibile è che, malgrado ognuno di noi si trovi a casa propria, si percepisce comunque l’atmosfera del set.

Quali sono state le difficoltà più grosse?

Per quanto riguarda la scrittura, il mio reparto, il fatto di dover cucire le storie non solo sugli attori che avevano aderito al progetto, ma anche sulle loro case, tenendo sempre ben presente anche la tecnologia che potevano utilizzare per le riprese.

Prima di iniziare a scrivere i vari episodi, ci siamo fatti mandare da loro sia le foto della casa in cui si trovavano e di eventuali familiari che avrebbero potuto partecipare al film in veste di attori, che una lista dettagliata di tutto quello che avevano sotto mano e che avrebbe potuto essere utile per raccontare la nostra storia.

Quindi una sorta di serie tv post neorealista?

Senza andare a scomodare grandi nomi… diciamo che come i registi neorealisti abbiamo fatto di necessità virtù e abbiamo raccontato con ciò che avevamo e con quello che potevamo e ti dirò, ci è anche piaciuto farlo anzi: ci siamo divertiti un mondo!

Si è interessata qualche casa di distribuzione per il “dopo crisi”?

Sì. E la Ppoduzione sta vagliando varie ipotesi, ma, per ora, non ti posso dire di più.

C’è un canale dedicato sul quale gli utenti possano seguirlo?

Il progetto “Il Cinema non si ferma” ha una pagina Facebook e una Instagram dove, oltre ai continui aggiornamenti riguardanti la lavorazione, vengono pubblicati anche i trailer e dei piccoli estratti dal backstage.

Una storia “emblematica” tratta dalla produzione di un episodio?

A sceneggiatura chiusa, abbiamo dovuto riscrivere un episodio perché l’attore per cui la storia era stata pensata non poteva più partecipare al progetto e il suo ruolo lo avrebbe interpretato una donna.

Poi, come sempre accade, da un problema è nata un’opportunità e, con una donna come protagonista, l’episodio funziona decisamente meglio.

Lo vedrete voi stessi!