Indietro Tutta su Rai2: Renzo Arbore e Nino Frassica tornano 30 anni dopo

di Redazione Blitz
Pubblicato il 13 dicembre 2017 9:53 | Ultimo aggiornamento: 13 dicembre 2017 9:53
indietro-tutta

Indietro Tutta torna sulla Rai 30 anni dopo (foto Ansa)

ROMA – Indietro Tutta torna in prima serata sulla Rai per due serate evento che festeggiano i 30 anni della storica trasmissione di Renzo Arbore. Su Rai2, le due grandi prime serate, il 13 e il 20 dicembre alle 21.05, di ”Indietro tutta 30 e l’ode”, il programma che segna il ritorno di Arbore e Nino Frassica, con la partecipazione di Andrea Delogu. La prima puntata sarà in onda in crossmedia anche su Rai Radio2. Gianfranco Monti e Claudio De Tommasi, commenteranno le due serate su Radio2 per tutti gli ascoltatori che non potranno accendere la tv.

Indietro tutta 30 e l’ode è anche in streaming su radio2.rai.it, fruibile dalla app di Radio Rai e con contenuti speciali sui social network di @RaiRadio2. Tutte le 65 puntate integrali e un’intervista esclusiva a Renzo Arbore sono invece ora disponibili per la prima volta su Rai Play, con anche contributi con gli scenografi del programma Alida Cappellini e Giovanni Licheri. Fra gli ospiti dello show, Massimo Troisi, Franco Franchi e Ciccio Ingrassia, Paolo Villaggio, Maurizio Costanzo e Little Tony, in 65 puntate da rivedere sia prima che ”dopo il tiggì”, come cantava Arbore.

Trent’anni fa Indietro tutta smontava con l’umorismo e l’improvvisazione, “per dirla tecnicamente, con il cazzeggio”, stereotipi e falsi miti della tv commerciale. Oggi Renzo Arbore riprende quel modello di “tv che resta, l’opposto della fast tv, della tv usa e getta” e la racconta ai millennials, insieme con il sodale Nino Frassica.

Ma nonostante il clima di festa, in conferenza stampa Arbore si sfoga e non risparmia una frecciata al direttore generale Mario Orfeo, salvo poi tornarci su con il sorriso e chiedere al dg di “coccolarlo un po’”. “Uno dei motivi per cui non ho fatto tanta Rai in questi anni è perché la Rai non mi ha chiamato, non mi ha corteggiato abbastanza. Avranno pensato che ormai mi ero dedicato alla musica o che ero rimbambito”. Poi rincara: “A dire la verità uno dei vecchi direttori, Campo Dall’Orto, mi ha chiamato andando via e mi ha detto: mi dispiace che non ci siamo incontrati. Quello nuovo, lo sto ancora aspettando. Spero che venga a trovarci. Sarebbe giusto onorare la tv d’autore, che era la più bella del mondo”.

Una doccia fredda per l’azienda, che si affretta a precisare che Orfeo ha firmato il contratto per Arbore e lo ha incontrato due volte. “Il dg ha avuto un imprevisto, ma ci saluta”, spiega il direttore di Rai2 Andrea Fabiano. Ma intanto, incalzato dai cronisti, Arbore sottolinea che l’oblio della Rai dura “da tempo immemorabile, da quando – spiega – sono in giro con l’Orchestra Italiana. Qualche volta ho chiesto io appuntamento, ma non me l’hanno dato. Ora mi hanno chiamato e sono tornato”, aggiunge citando “i quattro programmi fatti su Rai Storia” e “Flavio Cattaneo, miglior dg della Rai dopo Agnes”.

E rivendica di essere “l’unico a non aver mai tradito la Rai, andando altrove, anche se a suo tempo ebbi offerte molto sostanziose. Sono affezionato a questa azienda, per la quale ho creato 3 format per la radio e 15 per la tv”. Forte di “oltre 50 anni di militanza” per la tv pubblica, Arbore torna nel tardo pomeriggio sul senso delle sue dichiarazioni: “Sono un vecchio maestro programmatore che vuol essere coccolato un po’”, sottolinea con il sorriso. “”Devo al direttore generale Orfeo e a questo gruppo dirigente Rai la proposta, che ho subito accettato molto volentieri, di festeggiare Indietro tutta a 30 anni dal debutto”. Nasce così un nuovo format, Indietro tutta trenta e l’ode: “Non abbiamo voluto fare un programma nostalgia, né una reunion di combattenti e reduci invecchiati di trent’anni. La formula è quella già sperimentata nelle università, dove studiano i miei programmi, da Bandiera gialla a Indietro tutta. Abbiamo messo su una sorta di Dams in cui spieghiamo ai millennials perché quel tipo di umorismo può funzionare ancora”.

A tenere le fila del racconto sarà Andrea Delogu: “E’ una bravissima professoressa, che ha studiato molto più di noi. Si rivedranno spezzoni di quelle 65 puntate che dopo le 45 di Quelli della notte furono un triplo salto mortale: inventammo uno show tutto diverso, senza ospiti, fatta eccezione per il grande amico Massimo Troisi, basato sull’improvvisazione, sul jazz della parola”. “Oggi – gli fa eco Frassica – ti danno solo pochi minuti per improvvisare, allora si andava avanti per un’ora”. Andrea Delogu, che ha 35 anni, Indietro tutta l’ha visto “da bambina ma in VHS. Ai miei genitori dicevo: voglio lavorare in tv, diventare così. E mia madre rispondeva: quando ti chiamerà Arbore lo farai. Come a dire, non accadrà mai, e invece è successo”.

Dopo un grazie a Mika (“è stato lui a dire all’allora direttrice di rete Ilaria Dallatana di voler fare un programma sullo stile di Indietro tutta e a invitarmi alla prima puntata di Casamika”), Arbore spende una parola per le coccodè, “una satira forte delle ragazze che venivano usate dagli sponsor: penso al Drive in, a Bingo. Quando sono entrato in Rai, c’erano solo due donne, Enza Sampò e Bianca Maria Piccinino. Con L’altra domenica ne abbiamo portante tante, come Isabella Rossellini, Milly Carlucci, Silvia Annichiarico: le chiamavano le ragazze parlanti, perché l’alternativa erano le vallette. Oggi le donne hanno preso il comando in tv, sono più brave di noi uomini”. Il 14 dicembre 1987 Indietro tutta debuttò in seconda serata con una media di 4,9 milioni di spettatori e del 29,4% di share. Tre mesi dopo, l’11 marzo 1988, l’ultima puntata ottenne 9,5 milioni e il 50,4%. Numeri forse irripetibili, “ma più dell’Auditel – ribadisce Arbore – contano il gradimento, la stima, l’ammirazione. Il punto è arricchire il pubblico. Ormai dai contenuti è scomparsa la parola ‘artistico’, e mi dispiace un po’ perché da grande vorrei fare l’artista”, ironizza. Un progetto però ce l’ha: “Mi piacerebbe parlare di altri programmi o di grandi personaggi, come Walter Chiari o Alberto Sordi, che i giovani di oggi non conoscono, studiare le grandi intuizioni del passato per dare sostanza alla tv del futuro”.