Ivan Cattaneo a Verissimo: “Sono stato rinchiuso in un ospedale psichiatrico perché gay”

di redazione Blitz
Pubblicato il 23 Novembre 2018 8:34 | Ultimo aggiornamento: 23 Novembre 2018 8:34
Ivan Cattaneo a Verissimo: "Sono stato rinchiuso in un ospedale psichiatrico perché gay"

Ivan Cattaneo a Verissimo: “Sono stato rinchiuso in un ospedale psichiatrico perché gay”

ROMA – “Mi rinchiusero in un ospedale psichiatrico perché ero gay”. Così Ivan Cattaneo racconta il suo doloroso passato a Verissimo. Il cantautore, appena uscito dalla casa del Grande Fratello Vip, ha rivelato le crudeltà subite dalla sua famiglia quando era solo un ragazzino.

L’intervista straziante con Silvia Toffanin andrà in onda nella puntata di sabato 24 novembre. “Avevo 13 anni e mi ero innamorato di un ragazzo – inizia il racconto – In quel periodo nei giornali si parlava molto degli omosessuali. Quando ho detto a mia mamma che ero gay mi ha portato da un dottore”. I pregiudizi, spiega, erano dovuti alla mentalità del tempo: “Gli omosessuali erano definiti mostri e per curare la loro imperfezione dovevano diventare delle donne ma io non volevo”.

La mamma, non sapendo cosa fare, si è fidata dei consigli del medico e “l’ha rinchiuso in un ospedale psichiatrico dove mi sedavano e basta”. Per scappare da quell’incubo, il cantante è stato costretto a mentire, affermando di aver risolto il suo problema.

Ma non è stata quella l’unica volta in cui ha dovuto pagare un caro prezzo per la sua omosessualità. Per evitare che il giovane Ivan avesse contatti col mondo e pure per le condizioni economiche in cui versavano, i suoi genitori hanno deciso di fargli prendere i voti: “Sono entrato in seminario nel 1965, è stata una grande sofferenza: piangevo e non stavo bene”.

Tre anni dopo però la sua vita è finalmente cambiata: lasciando il seminario e accettando quel che era davvero Cattaneo ha trovato la sua realizzazione sia in ambito professionale che privato. “La mia diversità, considerata una condanna, è diventata esempio per intraprendere una nuova strada”.