Lory Del Santo, la storia con Eric Clapton e il giorno in cui morì Conor

di Redazione Blitz
Pubblicato il 12 marzo 2018 11:26 | Ultimo aggiornamento: 12 marzo 2018 11:26
Lory Del Santo a Domenica Live, la storia con Eric Clapton e il giorno in cui morì Conor

Lory Del Santo, la storia con Eric Clapton e il giorno in cui morì Conor

ROMA – Lory Del Santo a Domenica Live ha parlato di Conor, il figlio avuto dal musicista Eric Clapton.

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“Quando l’ho conosciuto, io non sapevo nemmeno chi fosse. Non sapevo, quindi, nemmeno che fosse sposato. Gli diedi il mio numero. Lui si è sforzato molto per conquistarmi e io ho avuto un attimo di cedimento, così è iniziata questa storia incredibile durata 5 anni. Le parole dell’ex moglie? Lui mi diceva sempre che la loro storia era finita”.

“Quando gli dissi che aspettavo un bambino, fu tragico. Lui, anche se voleva un figlio decise di lasciarmi per tornare dall’ex moglie. In quel periodo eravamo a Londra e io stavo male. Solo il giorno dopo capii che ero incinta. Il nostro desiderio si stava avverando e lui rimase di sasso e mi disse ‘Io ci voglio essere’. Al sesto mese di gravidanza, lui ebbe una nuova crisi e mi disse ‘Basta, non lo voglio più. E partì”.

“Poco dopo mi arrivò una telefonata gravissima. Il suo manager mi chiamò e mi disse ‘Quanto vuoi per disfarti di questo bambino?’. Lui voleva risolvere questa faccenda ma io non avrei accettato nemmeno per tutta la ricchezza del mondo”. Poi finalmente la felicità: la nascita del piccolo cambiò tutto. “Quando Eric prese il bambino in braccio disse ‘Oh, mio Dio, sono padre’. Fu un momento magico”.

“La nostra relazione è andata avanti così tra alti e bassi. Anche se io ero felice perché nella mia vita c’era Conor. Ma avevo fiducia anche in Eric. Lui era un uomo che aveva bisogno di capire la vita”. Lory Del Santo, quindi, ha parlato del giorno della morte di Conor: “Non sarebbe successo se non avessi ricevuto un fax. Non c’erano finestre, c’erano delle vetrate. Io non sapevo nemmeno se si aprissero. Questa persona ne aprì una, il bambino saltava spesso perché voleva imitare le tartarughe Ninja e così saltò fuori dalla finestra. Non ebbi nemmeno il coraggio di vederlo dopo la sua morte. Non so se mi sono mai ripresa ma rido sempre. Odiare non serve a nulla”.