Tra il Fatto e Masi la “guerra della villa a Capri”. Di mezzo c’è una fiction. E c’era una volta Anemone

Pubblicato il 16 Marzo 2011 14:27 | Ultimo aggiornamento: 16 Marzo 2011 14:27
mauro masi

Mauro Masi

ROMA – Nei corridoi della Rai è la chiacchiera di giornata, un po’ incredula e un po’ disperata: l’azienda  ha davvero prodotto, con soldi pubblici, la fiction sull’uomo che stava per vendere una villa a Mauro Masi? La vicenda è  raccontata da Marco Lillo in un articolo pubblicato su Il Fatto Quotidiano: nel pezzo si legge che, dopo la rinuncia all’acquisto, il proprietario della villa (Umberto Mattone) si è impegnato a restituire al direttore generale metà della penale. Intanto la Rai aveva deciso di produrre una fiction sulla vita di Umberto Mattone. Coincidenze? Per questo il quotidiano si è beccato dal direttore generale della Rai una denuncia per diffamazione aggravata. Per questo la pagina 8 del fatto Quotidiano gira di scrivania in scrivania a Viale Mazzini e Saxa Rubra: consultazione incredula perché per 100mila euro non ci si rovina una carriera da manager, consultazione disperata perchè nella storia compare il nome di Anemone, si proprio lui, quello della “Cricca”.

Il giornalista Lillo  racconta che Masi stava per comprare, con la sua ex compagna, una villa a Capri. Sempre secondo quanto sostenuto da Lillo, Masi aveva affidato i lavori di ristrutturazione a Diego Anemone. Poi, sostiene Lillo, Anemone è stato arrestato e i lavori di ristrutturazione sono stati sospesi. Alla rinuncia dell’acquisto, Masi e la compagna, Susanna Smit, dovevano pagare una caparra penitenziale di 200 mila euro al proprietario, Umberto Mattone. Ma nel periodo in cui “Masi trattava la restituzione di 100 mila euro da Mattone”, ha scritto Lillo, “la storia del venditore diventava una fiction Rai”. Dunque, ha argomentato il giornalista, “la Rai di Masi pagherà per produrre la fiction del suo promittente venditore”. Conclusione azzardata, sospetto che diventa accusa. Accusa che fa scattare la denuncia di Masi al Fatto Quotidiano per diffamazione aggravata.

Non solo, il direttore generale della Rai ha denunciato il quotidiano anche per stalking: come ha raccontato lo stesso Lillo, Masi parlerebbe di stalking per aver ricevuto tre telefonate dal giornalista.

Nell’articolo, Lillo offre la sua ricostruzione delle della vicenda che possono essere riassunte cronologicamente.

19 dicembre 2009 – Susanna Smit stipula un preliminare da 2,3 milioni per una villa ad Anacapri. L’attrice consegna 200 mila euro in assegni – soldi di Masi – al venditore Umberto Mattone.

22 gennaio 2010 – Masi e Balducci sono intercettati mentre parlano al telefono dell’intervento di un dipendente della ditta di Anemone (Angelo Stallocca) a Capri, per la ristrutturazione.

10 febbraio 2010 – I carabinieri arrestano Balducci e Anemone. Vengono fuori le telefonate della “Cricca”. Masi e Smit decidono di non comprare più.

16 dicembre 2010 – Smit e Masi formalizzano la rinuncia all’acquisto. Grazie alla risoluzione, Umberto Mattone trattiene 200 mila euro a titolo di caparra penitenziale. Nell’atto però Mattone si impegna a restituire 100 mila euro entro i 25 febbraio 2011. In precedenza la Rai aveva deciso di produrre un film su un soggetto “ispirato alla vita di Umberto Mattone”. Vita che in realtà una fiction sembra meritarla: un gravissimo incidente stradale e il coraggioso e vincente non arrendersi alla disabilità. Fiction che dovrebbe avere il titolo “La vita è un mozzico”, costare un milione di euro e che, come racconta lo stesso Lillo, ha avuto “complimenti positivi da tutti quelli che l’hanno letta”.