Massimo Bottura: “Non vado in Tv perché lì gli chef deridono le persone”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 2 Maggio 2019 11:14 | Ultimo aggiornamento: 2 Maggio 2019 11:14
Massimo Bottura: "Non vado in Tv perché lì gli chef deridono le persone" (foto Ansa)

Massimo Bottura: “Non vado in Tv perché lì gli chef deridono le persone” (foto Ansa)

ROMA – Intervistato da “Radio Due”, ospite del programma “I Lunatici”, Massimo Bottura, lo chef italiano più famoso al mondo, ha parlato dei tanti programmi di cucina in televisione:

“Dite che sarebbero pronti a ricoprirmi d’oro? Ma io non ci vado, l’ho detto più volte, resto nel mio angolino di Modena, sto bene qui, con tutti i miei ragazzi. Ho imparato che la televisione ti registra, ti taglia, ti mette in bocca tutto quello che vuole metterti in bocca, ci sono dei messaggi fuorvianti, deridono le persone, urlano, schiamazzano, non funziona così. La nostra cucina è un luogo in cui cucinare è un gesto d’amore, non un urlo o uno schiamazzo”.

Lo chef italiano più famoso nel mondo ha raccontato alcuni aspetti di sé: “Adoro la notte, siamo ancora tutti qui in cucina, di notte escono le cose migliori. Il Times mi ha inserito tra i cento uomini più influenti del mondo? E’ un grande onore, ma anche una grandissima responsabilità. E’ un onore perché evidentemente New York mi porta bene, ma d’altra parte sento anche una grande responsabilità, in questo momento ci guardano tutti, ogni cosa che facciamo dobbiamo ricordarci che gli occhi di tutti sono puntati su di noi, soprattutto dei più giovani. Sono orgoglioso dei nostri progetti sull’inclusione dei giovani meno fortunati, sul senso di responsabilità, sulla lotta allo spreco. Sono tutti progetti che vivono affianco all’Osteria Francescana e che fortunatamente sono stati capiti nel mondo e vengono replicati nel mondo intero”.

Bottura presto aprirà un nuovo refettorio a Firenze: “Abbiamo un dialogo col Sindaco di Firenze, che è una persona fantastica, ma prima apriremo un refettorio in Messico, a Merida. E stiamo parlando col Governo della Repubblica Dominicana per farne uno al confine con Haiti. Il mio sogno è che l’apertura di un refettorio diventi una cosa normale, non un evento di cui parlare”.

Se non fosse diventato lo chef più importante del mondo: “Prima di entrare in cucina stavo studiando legge. Ma probabilmente avrei lavorato nel campo della musica o dell’arte. Il fatto di ottenere una laurea honoris causa dall’Università di Carrara è stata per me una grande soddisfazione”.

Sui giovani: “I giovani hanno delle capacità enormi, sono circondato da giovani, qui accanto a me ce ne sono una quindicina, danno la loro vita perché credono in ciò che facciamo, nella nostra missione. Io alla loro età non sarei stato così. Li vedo e li ammiro, sono straordinari. Non avete idea di quanti mi scrivono e io rispondo a tutti, perché se lo meritano. Bisogna tenere duro, se uno si impegna poi i risultati arrivano. Tutti quelli che passano di qui trovano lavoro subito, qui vengono a imparare un pensiero, vengono a imparare a esprimersi. Appena finito lo stage trovano subito lavoro. E alcuni aprono poi i propri ristoranti. Alcuni, quattro o cinque, hanno già avuto la prima stella”. Fonte: Radio Due.