Masi, nemico alla Rai: “Intervenivo sui contenuti, Saccà e Cattaneo no”

Pubblicato il 3 Aprile 2012 11:47 | Ultimo aggiornamento: 3 Aprile 2012 12:01

Mauro Masi, ex direttore generale della Rai (foto LaPresse)

ROMA – Giusto un anno fa Mauro Masi si dimetteva da Direttore Generale della Rai, dopo 800 giorni, diciamo così, vissuti pericolosamente. Intervistato dalla giornalista Mariagloria Fontana per il settimanale Il Sabato, Masi si riprende la scena, mette qualche puntino sulle i, insomma dà la sua versione dei fatti. L’occasione è l’uscita del suo libro, “Un nemico alla Rai” che, il titolo ne riassume la vis polemica, ricostruisce alcuni passaggi della tormentata vicenda, all’epoca al centro del dibattito politico-mediatico. Scritto con l’ausilio del giornalista del Corriere della Sera Carlo Vulpio e la con la prefazione affidata a Vittorio Sgarbi, il libro esce nelle librerie domani 4 aprile.

L’elenco delle inimicizie, delle pressioni esterne, delle lobby intestine è tale da fornire un quadro per nulla edificante nella gestione della maggiore agenzia culturale del paese: i sassolini nelle scarpe di cui Masi si libera sono tanti, ognuno con tanto di etichetta personalizzata, a cominciare da quello che fu considerato il suo antagonista più ostico, quel Michele Santoro con cui ingaggiò un duello rusticano in favore di telecamera. Fu mandato via perché non riuscì ad assolvere alla missione di ridimensionare se non chiudere certe trasmissioni tipo Annozero? La domanda era obbligatoria, Masi risponde che no , niente affatto non fu per quello:  “E’ stata una mia scelta. E poi non dovevo mettere a freno nessuno”. Recriminazioni e accuse reciproche non sono concluse ma, come dire, il terremoto istituzionale che ha investito l’Italia e il governo Berlusconi, relega la diatriba di allora, il caso Ruby, le telefonate in diretta, a un periodo storico che politicamente appare anti-diluviano.

Nell’intervista concessa al Sabato, forse, anche in considerazione della volontà universalmente espressa (a parole) di tenere i partiti fuori dalla Rai, sono interessanti alcune riflessioni di Masi su ruolo, funzioni, obbedienze di un direttore generale. Masi, nel libro, scrive che ciò che non gli fu perdonato, fu di essere entrato nel merito della linea editoriale Rai. Mettere il naso direttamente nei contenuti non avrebbe dovuto far parte, a parere di Masi, delle sue mansioni. Cosa che, aggiunge, né Agostino Saccà, né Flavio Cattaneo, si sono mai sognati di fare. Da timonieri della nave Rai, Saccà e Cattaneo si ritagliarono un profilo “tecnico”. Masi, in un altro passo dell’intervista, liquida la questione intercettazioni, quelle con l’amico Bisignani, citando lo scandalo dei giornali di Murdoch: solo in Italia, ragiona Masi, si viola così impunemente la privacy, un “unicum”. Non ha tutti i torti, forse è per questo che ha preferito dimenticare le intercettazioni tra Saccà e Berlusconi, dove l’allora direttore generale non sembrava così disinteressato a contenuti e contenitori

Esistevano, comunque, sostiene Masi, dei preconcetti nei suoi confronti, un pregiudizio diffuso, da cui probabilmente l’autodefinizione di “nemico” interno. Che tipo di preconcetti, chiede Mariagloria Fontana? “Voglio dire che esistevano dei pregiudizi solo per il fatto che io fossi stato nominato dal governo Berlusconi e quindi per tutti ero ritenuto il portavoce di quel Governo e un censore. Invece, la verità è che le regole che io volevo venissero applicate dovevano valere per tutti, senza distinzioni politiche”.