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Rai, parla Mimun: “Giorgino fa il divo, Lilli Gruber è una bravissima belva”

Clemente Mimun

Clemente Mimun, già direttore del Tg1, del Tg2 del Tg5, si racconta al Corriere della Sera. Lo fa in occasione del libro di “appunti” (non di memorie, ci tiene a sottolineare) che sta scrivendo.

Nell’intervista Mimun rivela vizi e virtù dei colleghi di un tempo. A partire da Lilli Gruber, “indubbiamente brava. Mi è simpatica perché è una belva e non fa niente per nasconderlo, racconta il giornalista. “La portai io al Tg1. Mi chiamò al tempo della nomina di Bruno Vespa alla direzione. Non ci avevo mai preso nemmeno un caffè prima. A Vespa l’idea piacque. Lilli lo ricompensò dopo, capeggiando la rivolta al Tg1 contro di lui”.

“Quando tornò da Baghdad, ricorda Mimun, trovò un mio mazzo di fiori, finì in diretta a “Domenica in” con standing ovation. Le chiesero: qual è stata la prima cosa che ha fatto? Rispose: riabbracciare mio marito. Però aveva trascorso con lui, che è un collega, tutto il periodo. Lilli ha l’istinto del giornalismo e insieme della scena”.

Un altro collega di un tempo che ricorda con piacere è Vincenzo Mollica: “Gli proposi prima una vicedirezione al Tg2 e poi al Tg1. Rifiutò sempre: “Ti prego, preferisco fare ciò che faccio”. Unico in tutta la Rai. Scoprii che guadagnava una miseria rispetto ad altri colleghi. Lo nominai caporedattore. Comunque la Rai è piena di ottimi operatori, montatori, maestranze varie che lavorano senza guardare alla politica”.

Altri ricordi, ma non positivi, riguardano un volto ora sulla cresta dell’onda: Francesco Giorgino. “Se lo guardo, dice Mimun, mi chiedo se ci sia un suo gesto privo di un calcolo. Dirigevo il Tg2, ricorda, lui era a Sanremo per un Dopofestival. Mi vide e mi salutò in diretta: ecco Mimun, un grande direttore, speriamo venga presto da noi… Mi vergognai per lui. Poi, quando ero al timone del Tg1, lui che era sempre stato di centrodestra, in un momento politicamente complicato, in un’intervista prese le distanze da Berlusconi e attaccò la mia gestione. Non ebbi dubbi: io lo avevo portato all’edizione delle 20 e io di lì lo tolsi. Fui tormentato da decine di telefonate. Mi dicevano: è pentito, va perdonato. Dal cinema. Dai vertici aziendali. Dalle alte sfere del mondo della comunicazione del Vaticano. Parliamo di una persona che ha scritto un manuale di giornalismo e non ha messo in copertina una foto di McLuhan. Ma di se stesso”.

Ma non è il solo, Giorgino, ad aver deluso il direttore: c’è anche il corrispondente ed ex direttore del Tg1 Giulio Borrelli, un “organico al partito”: “Mi dispiace di averlo trattato sempre con i guanti bianchi”, dice Mimun, ricordando di quella volta in cui “da direttore conquistai personalmente un’intervista a Bush nel 2002. La passai a lui come corrispondente. Sono stato uno sciocco. Ora ha scritto quel libro perché è a un passo dalla pensione e poiché molti del tg1 hanno trovato posto in Parlamento. Si sarà detto: non si sa mai…”

Parole buone, invece, per alcuni giovani giornalisti da lui stesso portati a Saxa Rubra: Stefano Campagna, Valentina Bisti, Luigi Monfredi, e poi ancora Claudio Fico e Riccardo Colzi: “ente che lavora. Non divi”.

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