Moncler, inchiesta piumini: oche spiumate vive. Prezzi: 40 € al terzista 800 € in negozio

di Redazione Blitz
Pubblicato il 3 novembre 2014 15:01 | Ultimo aggiornamento: 12 novembre 2014 18:26
Moncler, inchiesta piumini: oche spiumate vive. Prezzi: 40 € al terzista 800 € in negozio

Un negozio Moncler (foto Ansa)

ROMA – Scoppia il caso amplificato dal web dopo il servizio di Report di ieri sera, 2 novembre, sui costi di produzione di alcuni marchi del lusso del Made in Italy. Soprattutto su Moncler. Non in discussione la scelta di produrre all’estero, ma la comparazione tra i reali costi in due paesi diversi e la motivazione per cui si sceglie di produrre in un altro Paese, per risparmiare sempre di più. Il giorno dopo il servizio di report il titolo Moncler ha perso in Borsa e la società guidata da Remo Ruffini ha comunicato che procederà per vie legali.

L’inchiesta di Report parte dalla materia prima, ovvero dalla piuma d’oca che costituisce l’imbottitura del piumino. Per ottenere questo materiale non si ricorre solo alle oche, ma anche ad altre specie di uccelli, come ad esempio le anatre, nonostante la qualità del piumaggio sia nettamente inferiore rispetto a quello delle oche.

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In Europa, il paese che conta più allevamenti di oche è l’Ungheria. Stefania Giannini di Report si è recata in alcuni allevamenti ungheresi, dove le oche vengono spiumate, vive, anche quattro volte l’anno. Questi animali, spiega Stefania Giannini, sono sì soggetti a una muta stagionale, ma quel piumaggio non basta e quindi si preferisce prelevare il prodotto direttamente dal corpo dell’animale.

La normativa europea prevede che il piumaggio delle oche venga raccolto mediante pettinatura, una tecnica che non causa dolore né stress agli uccelli. Ma non sempre questa regola viene rispettata e alle oche vengono strappate le piume senza alcun tipo di precauzione, spesso provocando lacerazioni alla pelle che vengono ricucite alla buona con ago e filo. Quando le piume ricrescono, vengono strappate un’altra volta.

Sabrina Giannini ha intervistato i responsabili delle catene di produzione di piumini Moncler, che proprio da Moncler ricevono tutte le materie prime: piume, stoffe, bottoni, chiusure lampo, etichette e loghi da applicare al capo finito. E qui arriva il dato che ha fatto insorgere il web: i terzisti ricevono per ogni capo finito un compenso che si aggira tra i 30 e i 45 euro, mentre sul cartellino, in negozio, il prezzo sale fino a 800 euro e talvolta supera anche i 1.200 euro.

Fino a pochi anni fa la produzione dei famosi piumini Moncler avveniva in laboratori tessili italiani, quasi tutti del Sud. Produrre in Italia, tuttavia, costava troppo per Moncler che ha deciso, da un giorno all’altro di sospendere tutti contatti con i laboratori tessili italiani per andare all’estero: in Romania, in Armenia o addirittura in Transnistria, uno stato auto-proclamato facente parte del territorio della Moldavia, non riconosciuto dalle Nazioni Unite, di cui la maggior parte del mondo ignora perfino l’esistenza. Una regione dove produrre costa pochissimo a patto che sulle etichette risulti un “Made in Moldova” per evitare problemi con le autorità.

Sulle pagine Instagram e Facebook del marchio, e anche su Twitter con l’hashtag #Moncler, è arrivato lo sfogo e l’indignazione di chi ha seguito la puntata di Report, inneggiando al boicottaggio del marchio, esprimendo tutto il disappunto per le mancate opportunità all’Italia e per il trattamento riservato ai lavoratori all’Estero.

La replica di Moncler è arrivata nel pomeriggio del 3 novembre. In una nota, l’azienda ha precisato che “utilizza solo piuma acquistata da fornitori obbligati contrattualmente a garantire il rispetto dei principi a tutela degli animali”. L’inchiesta “riesce a documentare l’illegalità della “spiumatura” sulle oche vive in Ungheria, denunciando così – si legge sul sito della trasmissione – la crudele pratica illegale diffusa nella Comunità europea”. Moncler comunica inoltre di aver dato mandato ai propri legali di tutelarsi in tutte le sedi opportune. Nel frattempo a Piazza Affari il titolo segna ancora rosso, cedendo il 5,88 a 10,41 euro.

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