Paolo Villaggio, “il più grande contamusse che abbia conosciuto”. Il ricordo di Gino Paoli

di Redazione Blitz
Pubblicato il 13 settembre 2017 12:29 | Ultimo aggiornamento: 13 settembre 2017 12:29
Paolo Villaggio, "il più grande contamusse che abbia conosciuto". Il ricordo di Gino Paoli

Paolo Villaggio, “il più grande contamusse che abbia conosciuto”. Il ricordo di Gino Paoli

ROMA – Paolo Villaggio, “il più grande contamusse che abbia conosciuto”. Il ricordo di Gino Paoli. Gli amici di una vita, gli artisti che lo hanno conosciuto, la città di Genova e la Regione Liguria, celebreranno un grande genovese come Paolo Villaggio: il 21 settembre al teatro Carlo Felice andrà in scena lo spettacolo-tributo cui è invitata la cittadinanza tutta. Alla presentazione alla stampa presso la Regione ha colpito tutti il ricordo affettuoso e commosso di Gino Paoli.

Me lo ricordo quando era uno dei “tre sfigati”: davanti al cinema Olympia si ritrovavano la sera tre persone, Fabrizio De André, ai tempi amministratore di una scuola di suo padre a Bolzaneto, Paolo Villaggio, che era all’ufficio assunzione dell’Italsider, e Fontana, che vendeva le enciclopedie della cucina sulle alture di Genova. Avevano sempre un’aria tristissima, e venivano chiamati “i tre sfigati”.

Paolo era il più grande “contamusse” che io conosca, era uno che mi raccontava cose che, che se fossero vere o no, non si capiva mai. Ha avuto successo molto tardi, a quasi quarant’anni, e quando ci è arrivato è impazzito, era una cosa che lo eccitava moltissimo. I primi tempi siamo stati molto insieme, era una persona molto allegra. Poi dopo no, man mano che andava avanti, probabilmente per tutte le cose pesanti e tragiche che gli sono successe.

[…] Paolo non aveva neanche iniziato, e raccontava cose sue, divertentissime, come “La contessa vien dal mare”. Cose incredibili, ma non rideva nessuno. Quindi ha deciso di andare sul pesante, di iniziare a parlare di sesso e di cacca, e ridevano tutti. Lui uscì e mi disse: vedi? Bisogna dare al pubblico quello che vuole lui, perché se gli racconti quelli che veramente credi tu non succede niente. Poi fortunatamente incontrò Enzo Trapani, e lui gl ha dato la possibilità di fare cose sue. A quel punto è diventato un mito. (Il Secolo XIX)