Parlamento sempre più giovane: con Pop Economy alla scoperta dei baby onorevoli

di Redazione Blitz
Pubblicato il 19 marzo 2019 13:17 | Ultimo aggiornamento: 19 marzo 2019 13:17
Parlamento italiano sempre più giovane: con Pop Economy alla scoperta dei baby onorevoli

Parlamento sempre più giovane: con Pop Economy alla scoperta dei baby onorevoli (foto d’archivio Ansa)

ROMA – Il Parlamento italiano sempre più giovane: nell’attuale legislatura sono 230 i deputati con meno di 40 anni, di cui 23 under 30. Da qui nasce l’idea di Teen Parlamento, una rubrica di Pop Economy – la piattaforma multimediale sul canale 224 della televisione terrestre, su www.popeconomy.tv e sui social – dedicata proprio ai giovani parlamentari che cerca di far conoscere più da vicino dei ragazzi e delle ragazze che ce l’hanno fatta e che ora possono contribuire a decidere le sorti del Paese.

Finora sono stati intervistati 17 deputati, età media 31 anni, con punte minime di 26 e 29 anni, esponenti di diversi partiti (Movimento Cinque Stelle – che vanta il maggior numero di giovani in Parlamento – Lega, Partito Democratico, Forza Italia, Fratelli d’Italia). E’ stato chiesto loro da dove provengono, cosa facevano prima di entrare nel Palazzo, qual è stata la molla che li ha spinti verso la politica, come è cambiata la loro vita da quando sono stati eletti, cosa manca della loro vita precedente e soprattutto cosa fa il governo e cosa fanno loro per i giovani.

Una rubrica che sta circolando anche fra i parlamentari: alcuni di loro hanno così scoperto che una loro collega ha saputo dell’elezione a poche ore dal parto e che altri si sono appassionati alla politica sui banchi del liceo o nelle aule universitarie, che c’è chi si è perso dentro Montecitorio e chi con il primo stipendio da parlamentare è andato in vacanza in Sardegna con la fidanzata. C’è poi chi è tornato dall’estero per candidarsi e chi da anni lavora nei consigli comunali della città in cui risiede. Fra tanta varietà, su una cosa sono tutti d’accordo: ai giovani serve un’occupazione e bisogna facilitare la creazione di posti di lavoro. Andare all’estero – sostengono – deve essere una scelta e non una necessità.