Pedofilia, Rignano: il Tg5 condannato per aver trasmesso immagini dell’incidente probatorio

Pubblicato il 16 Novembre 2010 21:14 | Ultimo aggiornamento: 16 Novembre 2010 21:15

Mandarono in onda immagini sull’incidente probatorio di Tivoli relativo ai presunti abusi subiti da alcuni bambini della scuola materna Olga Rovere di Rignano Flaminio.

Per questo  il direttore del Tg 5, Clemente Mimum e la giornalista Anna Boiardi, autrice del servizio, sono stati condannati dal giudice monocratico Franca Anelli del tribunale di Monza.

Per entrambi la condanna è di tre mesi di reclusione, convertiti in 3.750 euro di ammenda per aver divulgato le immagini di persone offese da atti di violenza sessuale. In relazione all’altra accusa di concorso nella pubblicazione arbitraria di atti di un procedimento penale, gli imputati, che dovranno risarcire anche le parti civili, hanno oblato.

Stando all’accusa, Mimun, quale direttore del Tg5 e responsabile del sito internet, e la cronista, avrebbero trasmesso nell’edizione delle 20 del 18 luglio 2007, e inserito nel relativo sito, parti di alcune videoregistrazioni dei colloqui intrattenuti da quattro minori con il perito nominato dal gip del tribunale di Tivoli.

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In questo modo, avrebbero divulgato le generalità e le immagini dei piccoli, senza il consenso dei rispettivi genitori. Gli avvocati dei due giornalisti hanno sempre spiegato che all’epoca era stato trasmesso un servizio in cui si spiegavano le modalità dell’incidente probatorio senza che venisse fatto alcun riferimento ai contenuti dei colloqui tra i bimbi e gli psicologi e che, in ogni caso, i minori non potevano essere riconosciuti perché erano state adottate tutte le cautele del caso previste dalla legge.

“Riteniamo che Mimun – hanno commentato gli avvocati di parte civile Antonio Cardamone, Franco Merlino e Luca Milani sollecitando le dimissioni del direttore – debba prendere atto della sentenza e trarne le dovute conseguenze”. L’indagine di Monza prese il via dopo il sequestro del video disposto dal pm di Tivoli (da qualche mese in servizio a Roma) Marco Mansi, che aveva ricevuto la querela presentata dalle famiglie dei bimbi coinvolti.