Philippe Daverio, quando disse: “Ho dato gli esami, la tesi no. I sessantottini di ferro non si laureano”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 2 Settembre 2020 10:24 | Ultimo aggiornamento: 2 Settembre 2020 10:24
Philippe Daverio, quando disse: "Ho dato gli esami, la tesi no. I sessantottini di ferro non si laureano"

Philippe Daverio, quando disse: “Ho dato gli esami, la tesi no. I sessantottini di ferro non si laureano” (Foto Ansa)

In una recente intervista per Il Giornale, Philippe Daverio svelò di non essersi mai laureato. Alla Bocconi di Milano diede tutti gli esami ma non fece la tesi.

Nel 2018 Philippe Daverio, morto a 70 anni per un tumore, intervistato da Luca Pavanel per Il Giornale, parlò praticamente di quasi tutta la sua vita. Raccontò anche di non essersi mai laureato: “Beh, quando ho deciso di mollare gli studi. Non mi sono laureato all’università Bocconi. Mi ero rotto, non avevo più voglia di stare lì. Ero sessantottino, come me diversi miei amici anche loro sessantottini non si sono laureati. Ho dato l’ultimo esame, non la tesi. Ho deciso di fare altro nella vita”.

Ecco alcuni passaggi dell’intervista.

C’è qualcosa a cui non vorrebbe mai rinunciare?

“Vorrei ancora avere una possibilità di partecipare alla politica. Penso che questo sia molto importante per ogni persona. Potrei accettare una proposta in questo senso in un’unica direzione, in una sorta di europeismo riformato. Io sono fautore non dell’Europa di oggi, ma assolutamente dell’Europa sì, e la vorrei composta di cinquanta regioni, che è l’unica soluzione vera che possiamo avere”.

Ma di tempo libero per sé ne ha?

“In generale no, poi c’è da dire che il tempo applicato alle cose è più bello. Se c’è da cucinare un piatto mi piace molto farlo, mia moglie mi frena perché sporco troppo le pentole. Ero legato alla cucina delle mie origini, amo gli arrosti, amo il puree, amo certe zuppe francesi. Però amo molto anche l’italianità. Senza spaghetti non si può vivere, il risotto è fondamentale”.

Gioco della torre: un quadro, un brano, un libro, un film che non butterebbe giù, che salverebbe…

“Per l’arte La colazione sull’erba di Monet perché riassume il passato e anticipa il futuro. Per la musica L’arte della fuga di Bach, è una costruzione colossale. Riguardo ai libri la Crocifissione rosea di Henry Miller, c’è tutta la complessità del nostro mondo moderno. Infine il film, penso a Senso di Luchino Visconti, è il più bel riassunto epico del nostro Paese”. (Fonte Il Giornale).