Professione pubblico tv: chi sono le comparse, mute e parlanti, che affollano le platee

Pubblicato il 31 Marzo 2011 20:18 | Ultimo aggiornamento: 31 Marzo 2011 20:18

ROMA – La finta terromotata, con il suo elogio a gettone dell’efficienza del governo, ha avuto almeno il merito di aprire uno squarcio sul dietro le quinte televisivo, popolato di agguerrite comparse. A riempire le platee televisive ci pensano questi figuranti, divisi in rigide gerarchie: quelli che guardano e quelli che parlano, quelli che possono intervenire (i più esperti e quindi meglio retribuiti) e quelli che fanno il semplice pubblico plaudente e ridente. Ormai ogni programma ce l’ha, esclusi i telegiornali. Da un paio d’anni ha ceduto persino Chi l’ha visto?, che da una semplice scenografia per il conduttore ha ormai organizzato una vera arena con un pubblico silenzioso e mesto. Ma nei talk, nei varietà, nei reality, il pubblico applaude, urla, fischia, insomma accompagna e dirige i sentimenti di chi da casa guarda solitario lo spettacolo.

Ma chi sono questi professionisti del piccolo schermo? La manovalanza del tubo catodico è composta in sostanza da tre categorie: le persone che, per davvero, chiedono di partecipare come pubblico per il semplice piacere di assistere dal vivo a un programma amato. I figuranti usati per infoltire gli spalti; i figuranti “parlanti” con diritto di parola. Per la prima di queste categorie, solo la gloria; per le altre due un compenso di 30 euro per i muti e di 50 per i parlanti.

Per arrivare nello studio tv c’è una trafila specifica: chi vuole partecipare a un programma come pubblico muto può mandare una richiesta per email o chiamare per telefono. Succede così a Quelli che il Calcio. Ci sono poi i “fissi”, come a Pomeriggio sul 2: 20 persone in tutto in studio scelte da un bacino di 40 persone selezionate a inizio stagione. Ruotano quindi regolarmente e in pratica sono sempre gli stessi. C’è chi fa un casting specifico: Michele Santoro ad Annozero vuole un pubblico colto, giovane, multietnico, pescato in buona parte nelle università. Da Fazio, a Che tempo che fa, c’è solo un diktat: gente di ogni estrazione e età ma mai vestita di colore viola. A Mediaset sono scientifici: la gestione del pubblico è affidata a una società esterna, la Parterre S.n.c., che può vantare un database di migliaia di contatti.