Quarta Repubblica, scontro Raimo-Capezzone su Montanelli

di Redazione Blitz
Pubblicato il 16 Giugno 2020 10:12 | Ultimo aggiornamento: 16 Giugno 2020 10:12
Quarta Repubblica, Raimo

Quarta Repubblica, scontro Raimo-Capezzone su Montanelli

ROMA – Duro scontro a Quarta Repubblica tra Daniele Capezzone e Christian Raimo.

Argomento? George Floyd, razzismo e Indro Montanelli.

“Montanelli – dice Christian Raimo durante la puntata – è stato uno stupratore reo confesso, pedofilo dichiarato ed un assassino. Per parlare dei diritti dei neri possono venire dei neri a parlarne?”.

Raimo poi se la prende con Porro che ha invitato “sei bianchi” per parlare del tema:

“In Italia c’è un lungo problema razziale certo, perché abbiamo un passato colonialista.

Passato che non abbiamo mai affrontato e nella televisione italiana non ci sono persone nere”.

“Credo che ci sia a sinistra un auto-razzismo contro gli italiani” risponde Capezzone.

“Nelle case degli italiani le persone più care sono affidati alle persone straniere, la vostra emergenza non esiste!”.

“Io – risponde Raimo – l’auto-razzismo lo capirei solo se fosse Capezzone, fa parte di una visione suprematista”.

Tutto è andato avanti per altri minuti finché Raimo ha deciso di abbandonare il programma lasciando appeso in camera solo un foglio: “Fate una televisione impresentabile”.

Quarta Repubblica, il  post di Christian Raimo su Facebook

Stasera sono stato per un’oretta e mezza ospite a Quarta Repubblica, la trasmissione di Nicola Porro su Rete4, e lo spettacolo è quello che sappiamo, tutto un teatrino logoro, cameratesco, moscissimo, da viagra scaduto (…).

Non si tratta solo di una trasmissione di destra, non si tratta nemmeno solo di una trasmissione ostentatamente fascistoide, si tratta di un danno. Un danno.

È il giornalismo fatto senza fonti, la storia raccontata mescolando sparate a caso, è il grado zero del discorso, è la violenza al pensiero. È solo un danno.

Non c’è un contraltare a questa roba, non c’è un antitodo; si può solo pensare la mattina dopo di ridurlo il danno, e l’unico luogo rimasto che ha la stessa capacità di educazione di massa è la scuola, l’unica cosa che si può fare è continuare a studiare, cercare di insegnare l’analisi del testo, la capacità di padroneggiare i fenomeni storici, ispirare il pensiero critico, far leggere le femministe, i pensatori postcolonialisti, insegnare a distinguere le forme di violenza simbolica e reale. 

A un certo punto me ne sono andato, me ne sono andato da Porro a Capezzone, dalle donne attiviste succubi del maschilismo più vieto, dai ghigni di Luttwak, me ne sono andato quando si era arrivati a dire che c’è stupro e stupro, e va valutato lo stupratore nel suo complesso.

Lo stupro va valutato, sporcare le statue è il vero reato. Ne avevo abbastanza.

La morale di un’ora e mezza di trasmissione è stato un inno al suprematismo italiano – d’importazione o autoctono – e un grande omaggio corale alla cultura dello stupro. La mia sedia vuota è rimasta lì, come forma della vergogna. (Fonti: Quarta Repubblica, Facebook).