Rai e la telefonata di Masi ad Annozero, la Corte d’Appello boccia il ricorso contro Santoro

Pubblicato il 7 Aprile 2011 10:01 | Ultimo aggiornamento: 7 Aprile 2011 11:18

Michele Santoro (foto lapresse)

ROMA – “Inamissibile”, così la Corte d’appello di Roma ha bocciato il ricorso Rai contro Michele Santoro. A presentarlo era stato il direttore generale dell’azienda di viale Mazzini Mauro Masi, per la sospensione della sentenza di appello che confermò il reintegro di Michele Santoro in Rai.

Il ricorso fu deciso a seguito della puntata del 27 gennaio scorso quando il dg telefonò in diretta ad ‘Annozero’, dissociandosi dai contenuti del programma. In particolare la puntata, dedicata al caso Ruby, era finita sul tavolo del vertice di Viale Mazzini (ma anche del ministro Paolo Romani, che inviò una lettera di segnalazione all’Agcom anche per la puntata del 20 gennaio), per la presunta violazione del Codice di autoregolamentazione dei processi in tv.

Gli avvocati della Rai, Roberto Pessi e Maurizio Santori, avrebbero sostenuto che la prosecuzione della trasmissione potrebbe determinare un intervento dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni. Una tesi respinta dal legale del conduttore, Domenico D’Amati, il quale avrebbe sostenuto che la trasmissione rispetta pienamente le regole.

La Cassazione scrive l’Ansa avrebbe già fissato per l’8 giugno la discussione in diritto del dibattimento tra la Rai e Michele Santoro.

”La Rai – si puntualizza in una nota dell’avvocato Domenico D’Amati, legale di Santoro – aveva motivato la sua richiesta sostenendo che vi era pericolo di un intervento sanzionatorio dell’Agcom per i contenuti di alcune recenti puntate di Annozero. La Corte ha rilevato che il pregiudizio paventato dalla Rai non si pone quale conseguenza diretta delle statuizioni di condanna contenute nella sentenza, che hanno del resto avuto continua esecuzione sin dall’emanazione della decisione di primo grado senza che si siano verificati pregiudizi oggi lamentati dalla Rai”. Spetta dunque alla Rai, ha deciso la Corte nella sua ordinanza, esercitare un’attività di controllo compatibile con l’elevatezza delle mansioni esercitate e con il contenuto intellettuale e creativo dell’attività giornalistica.